lunedì 22 maggio 2017

MILITARIZZAZIONE FARMACEUTICA DELLA SOCIETA'




LIBERO ARBITRIO, DIRITTO A OGNI NEGAZIONISMO, SOVRANITA’ POPOLARE E INDIVIDUALE

Siamo all’eugenetica da far invidia a Mengele, a Malthus e agli Usa dei grandi esperimenti eugenetici (tossicità sperimentate sulla folla, sui detenuti, su volontari inconsapevoli, su popolazioni colonizzate). Con la legge sul fine-vita hanno dovuto mollare il controllo sulla nostra morte, ora si sono presi il controllo sui corpi dei nostri figli. E QUI NON E’ IN DISCUSSIONE SE I VACCINI FACCIANO BENE O FACCIANO MALE. Probabilmente dipende.  
E’ in ballo un principio assoluto di civiltà e di integrità sanitaria: il principio di precauzione. Con diversità di valutazione anche in campo scientifico, ogni dogma è abuso. E’ in discussione la sovranità sul proprio corpo e gli ultimi a potersene appropriare sono i farmaceutici e i loro commessi viaggiatori ministeriali, con la storia criminale che hanno alle spalle.

Si ammanta di “scienza” una che ha la maturità classica, ma decide, senza discussione parlamentare e consultazione popolare, di omaggiare i farmaceutici passando da 4 a 12 vaccini obbligatori. In 15 paesi europei, quelli detti più progrediti, civili, democratici, non esiste obbligo di vaccinazione. E quelli che predicano l’accoglienza a milioni di immigrati, mai vaccinati, cosa fanno: un altro megaregalo a Big Pharma con la vaccinazione forzata di 5 milioni di immigrati?

Ogni libero arbitrio, ogni diritto di libera espressione, ogni scelta alternativa sono diventati delitti di negazionismo. Dove il pensiero diverso è negazionismo siamo all'ultra-nazismo, alla Chiesa di Torquemada e dei roghi. Museruola per tutto e per tutti. Firmate!

https://www.change.org/p/alla-corte-costituzionale-italiana-firma-contro-obbligatorieta-dei-vaccini-prevista-dal-disegno-di-legge-2679-del-pd

venerdì 19 maggio 2017

SIRIA, A CHI LE ZONE NEUTRALIZZATE? AI LORO!




A questo link trovate un impressionante reportage video, prodotto da una società degli Emirati Arabi Uniti e realizzata da alcuni giornalisti che sono entrati sotto falso nome nella provincia di Idlib e ne hanno ripreso in segreto la presenza dei jihadisti e la vita della popolazione. Per farlo hanno rischiato carcere e vita.

La provincia, ora una delle quattro cosiddette zone di “de-escalation” (riduzione del conflitto) predisposte in Siria da Russia, Iran e Turchia, viene descritta dai media come sotto totale controllo del Free Syrian Army, Libero Esercito Siriano, descritto in Occidente come la componente “moderata” dell’opposizione al governo siriano. E’ formazione sotto stretto controllo di Ankara.

La realtà riscontrata dagli inviati è una drastica negazione di tale descrizione. Come dimostrano i quartieri generali, gli uffici, le scritte e i posti di blocco in tutta la grande provincia al confine con la Turchia, il controllo quasi assoluto è esercitato da Al Qaida, nei suoi vari alias, Jabhat Al Nusra o Fatah Al Sham, insieme ai suoi alleati integralisti di Ahrar Al Sham e del Partito Islamico Turco. Il FSA è del tutto irrilevante, come si vede dalle mappe dei posti di blocco lungo gli itinerari dei giornalisti. Serve da copertura alla perfetta identificazione delle potenze attaccanti con i terroristi jihadisti.

Le forze d’occupazione sono nella stragrande maggioranza straniere, perlopiù cinesi Uighuri e islamisti delle repubbliche turcofone dell’Asia centrale. Militanti siriani da costoro addestrati sono una netta minoranza. Le condizioni di vita della popolazione sono imposte dalla Sharìa e segnate dal terrore e dalla miseria.

Negli ultimi tempi, quando si profilava la costituzione delle famigerate zone di “de-escalation”, ovviamente preludenti alla spartizione della Siria come programmata in Occidente da molti decenni a questa parte e contro la quale il popolo siriano, sotto la guida di Bashar El Assad, si è battuto eroicamente per oltre sei anni, Al Qaida, d’intesa con i protettori turchi, ha cercato di darsi una fisionomia più moderata, attraverso trucchi cosmetici come la rimozione della scritte più estremiste e brutali e della firma di Al Zawahiri, capo dell’organizzazione mercenaria messa in campo da Usa, Turchia e  Israele.

Con la costituzione delle aree di de-escalation, concordata con i macellai turchi della Siria, Idlib è sottratta al diritto del popolo siriano di liberare l’interezza della sua terra. Vale per i territori rapinati dai curdi sotto protezione Usa e per le altre zone lasciate in mano ai jihadisti.

Zone di “de-escalation” o “tana per tutti”, purchè terroristi al servizio degli Usa?

Nel frattempo ultime notizie ci confermano l’accanimento bombarolo degli Usa e della loro coalizione, nel silenzio dei “partner nella guerra al terrorismo”, sui civili siriani e sulle truppe della liberazione. Dopo le stragi nei campi dei rifugiati siriani sul confine siro-iracheno, quelle di Mosul, quelle di Deir Ezzor, l’ultimo attacco ha colpito forze di Damasco che si avvicinavano alla zona di “de-escalation” nel governatorato di Homs, al confine tra Siria, Giordania e Iraq, località di Tanf. Sono stati distrutti carri armati, ma anche infrastrutture, macchinari da costruzione e non è noto il numero delle vittime civili e militari. All’avvicinarsi delle forze regolari, i terroristi di Maghawir Al-Thawra, già “Esercito Libero Siriano”, hanno invocato l’intervento aereo dei loro mandanti nella Coalizione a guida Usa. Tanto per capire qual è la linea di comando dei jijahidsti. Il commento di Josh Jacques, portavoce del Comando Centrale Usa: “Le forze siriane costituivano una minaccia alle truppe degli Stati Uniti e ai loro alleati”. Più chiaro di così.

Da parte di Mosca c’è stata la protesta di prammatica. L’ennesima. Ha dichiarato il viceministro degli esteri Gennady Gatilov: ”Azioni militari che portano all’aggravamento della situazione in Siria influenzano il processo politico. Soprattutto se tali azioni sono condotte contro le forze armate siriane… Ciò è totalmente inaccettabile. Si tratta di una violazione della sovranità siriana. Ovviamente, non aiuta il processo politico”.
Gli Usa si sono spaventati moltissimo e hanno chiesto scusa…..

Bella l’invenzione delle “zone di de-escalation”!


Sarebbe opportuno che qualcuno riuscisse a tradurre i sottotitoli del documento.

mercoledì 17 maggio 2017

Con Trump tra le zanne dello Stato Profondo, SIRIA STRAZIATA, SQUARTATA, VENDUTA, DIFFAMATA


Festival di fake news. E di risate omeriche, non fosse per l’esercito di intruppati che ogni fake news se la bevono con il gusto dell’apericena. E se ne sentono confortati nel loro imbecille convincimento di stare dalla parte dei buoni e giusti, cosa che gli caccia nell’angolo più remoto del cervello la sgradevole sensazione, incorporata nell’ultima cellula cerebrale non contaminata, che, forse forse, i buoni e giusti sono una spaventosa manica di mascalzoni.

Auschwitz a Damasco. E le tappe per arrivarci.
Per la prima bufala e, per imperizia, disinvoltura, carattere circense, probabilmente quella destinata a maggiore diffusione e successo, il “forno crematorio di Assad” scoperto dal Dipartimento di Stato, c’è stata l’oculata preparazione della dependance di quel Ministero, Amnesty International, con il liscia e busso al presidente Siriano dell’indimenticabile impiccagione, dal 2014 al 2016, di un numero tra 3000 e 13mila detenuti, nella prigione di Saydnaya, fuori Damasco. C’è voluta tutta la buona disposizione al servaggio decerebrato del  “milieu” che sostiene il nostro regime-gangster, come tutta l’improntitudine dei giornaloni e delle televisionone Usa, redatti a distanza da Tel Aviv, nell’approfittare del coma non vigile  del pubblico americano, per accreditare una bambocciata di tale carenza di professionalità. Infatti, un po’ per quell’onirico vagolare tra una cifra minima e una massima di strozzati da Assad, un po’ per le solite fonti abborracciate dell’organo umanitario facilitatore delle guerre imperiali, fonti perlopiù esterne, tutte anonime e del tipo “sentito dire – passa parola”, il rapporto bomba di questi militanti delle cause Regeni-Del Grande, ebbe lo scoppio limitato e la risonanza breve di un petardo.

L’ex-capa kazara di Amnesty e di HRW

Un precedente preludio, tanto più schifoso quanto più grottesco, programmato per arrivare poi al forno crematorio, con il suo valore aggiunto dell’odore di carne bruciata da olocausto hitlerista, erano state le foto dell’anonimo Cesar, presunto fotografo di regime, cui il regime, evidentemente consapevole del proprio tornaconto, aveva consentito di fotografare migliaia di sue vittime torturate e mutilate e poi di portarsi via le foto per distribuirle a matrimoni e comunioni nei paesi civili. Nonostante i tentativi di molti scemi del villaggio mediatico di rianimare questa carogna di notizia, l’operazione fallì quando parecchi siriani riconobbero tra le foto i volti dei loro cari, soldati caduti in battaglia e regolarmente sepolti sotto i loro occhi.

La tragicomica vicenda del forno crematorio nella prigione siriana viaggia sulle ali spennate di alcune vecchie foto satellitari commerciali che mostrano il complesso carcerario e lavori strutturali attorno a un edificio. Cioè zero via zero, quanto a esistenza di crematori. Inventarli, si sa, produce effetti poderosi nel tempo. Pensate a cosa è arrivato un tecnico Usa, solo e sbertucciato nella schiera di esperti che si sono scompisciati in tutto il mondo, per dimostrare l’assunto: a un certo punto la neve sul tetto di un edificio si è sciolta. Ergo, sotto c’erano le fiamme. Mica una caldaia, mica una centrale di riscaldamento. No, un forno crematorio. E Mengele era stato visto passare di là.

I detenuti impiccati, i forni crematori dove li si bruciava al ritmo olimpionico di 50 al giorno, i ripetuti bombardamenti al gas nervino, gli ospedali pediatrici di Medici Senza Frontiere colpiti apposta e accanitamente, tutta una serie di formidabili scoperte regolarmente fatte alla vigilia di qualche scadenza, tipo, ora, l’incontro di Ginevra, o di qualche mossa pro-pace di Putin, o di qualche avanzata delle truppe patriottiche, sono trasparenti tentativi di arrivare a un tale grado di indignazione di massa, da consentire all’Idra a tre teste, Usa (cum Nato) – UE - Israele (cum lobby),  l’ennesimo staticidio

E Trump? Spaccone, incompetente, bislacco, imprevedibile, forse anche un po’ fuori di testa (niente rispetto a predecessori e rivali). Ma il dato centrale è che coloro che non hanno accettato l’esito delle, per loro, democratiche elezioni presidenziali e ne vogliono rovesciare il vincitore, Donald Trump lo tengono per le palle. Così, mentre si apprestava a condividere con i russi una sistemazione della Siria, catastrofica per i siriani,  ma di relativa soddisfazione per le maggiori parti in causa, gli hanno schiaffato tra i piedi il forno crematorio e ne hanno silenziato gli scambi con Putin e con Lavrov con le urla scomposte del solito pendaglio da forca israeliano, Il ministro Yoav Galan: “Giustiziano la gente, effettuano attacchi chimici sul popolo, bruciano cadaveri come 70 anni fa… è nientemeno che un genocidio… la linea rossa è superata, è arrivato il momento di assassinare Assad”. L’uomo, membro rumoroso ma consapevole di una conventicola che dell’assassinio ha fatto la propria ragione di vita, salivava mentre lo diceva. E un pensierino lo faceva anche sul Consigliere di Trump per la sicurezza nazionale, McMaster, che, in due infami occasioni, si era rifiutato di riconoscere al territorio rivendicato da Israele il Muro del Pianto.
Lo Stato profondo Usa

E’ la guerra  di Hillary, neocon, Cia, Sion
Fatto fuori da Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Michael Flynn, per contatti con l’ambasciatore russo assolutamente legittimi, ora la tenaglia si chiude sul presidente stesso. L’accusa da impeachment è di aver rivelato al ministro degli esteri e all’ambasciatore russi segreti dell’ intelligence. La manina è sempre quella israeliana. Da lì sarebbe venuto l’avvertimento che l’Isis stava preparando attentati al tablet sugli aerei. Dal momento che tra i primissimi burattinai di Isis ci sono gli israeliani in combutta con i neocon americani , la minaccia era assolutamente credibile. Ed era non solo legittimo, ma doveroso, per il presidente Usa comunicare la cosa al suo partner russo. E’ o non è sancito da due titolari della Casa Bianca in successione, e fin dall’epifania del mercenariato imperiale in Siria e Iraq, che il terrorismo andava combattuto assieme?

E allora cosa andavano cercando gli organi telescritti nelle centrali del Mossad e integrati dalla Cia, Washington Post e New York Times, quando accusavanoTrump di aver spifferato al “nemico” segreti di Stato? Seccati perché un progettino di quelli all’israeliana era stato sventato? O piuttosto, o anche, all’affannosa ricerca del pretesto finale per abbattere Trump e andare avanti con l’assassinio di Assad, l’annientamento della Siria, la Grande Israele, la guerra all’Iran, alla Russia, alla Cina, alla galassia?


Ultranazi all’assalto delle istituzioni
Chi, a forza di scaricare i suoi lanciafiamme su Trump, non conserva neanche un po’ di brace da lanciare su agevolatori e battistrada mediatici di Rothschild e del relativo complesso predatore e necrogeno di classe, dal New York Times al “manifesto”, si deve inevitabilmente considerare complice di una manovra eversiva che punta al sovvertimento degli ultimi rimasugli delle istituzioni statunitensi. Siamo all’alto tradimento di una cosca di felloni impegnati alla definitiva realizzazione del piano neocon per il Nuovo Secolo Americano (PNAC) o, meglio, talmudista-statunitense. L’abbattimento di Trump, attraverso impeachment, o soluzione più drastica, qualunque giudizio si dia dello strampalato personaggio, introduce alla dittatura mondiale e a qualcosa di molto simile alla fine del mondo.

Siria per Putin e tutti noi: hic Rhodus, hic salta
Il reiterato sforzo, da parte dei massimi stragisti della storia, di attribuire ad Assad – impunito e irriducibile difensore del suo popolo e, dunque dell’umanità tutta - carneficine di ogni tipo serve, nella congiuntura, anche come arma di distrazione di massa dagli ininterrotti eccidi operati dagli Usa e dalla loro coalizione aerea sui civili di Siria e Iraq. Non c’è giorno che donne, bambini, uomini di questi due paesi non vengano massacrati da bombe che poi si dicono dirette su concentramenti di jihadisti. A Mosul, Deir Ezzor, Raqqa, in tutte le aree dove si svolgono combattimenti veri o presunti, piovono bombe sui civili e sulle rimanenti infrastrutture che gli consentono la sopravvivenza. Spesso, come a Deir Ezzor, il bersaglio è lo stesso l’esercito arabo siriano quando va mettendo in difficoltà le bande terroriste di obbedienza USraeliana.

Perché, dichiarando all’universo mondo di voler combattere quel  terrorismo islamico che ferisce lo stesso Occidente di cui gli Usa si dicono vindici e difensori, poi gli spianano la strada svuotando di popolazioni, ovviamente non complici, i territori che quel terrorismo occupa e impedendone la liberazione da parte dell’esercito legittimo? Saperlo non è difficile. Questa guerra non è guidata dal “comander in chief” Trump. Trump, sapendo di aver i rottweiler dello Stato Profondo, Cia, FBI, neocon, i clintoniani, le grandi multinazionali, pezzi di Pentagono, alle calcagna, ogni tanto gli butta un boccone. Tipo l’attacco missilistico alla base aerea siriana di Al Shayat, in buona misura inefficaci e fuori bersaglio. Per poi – anatema ! - tentare di riprendere il vecchio filo del dialogo con i russi.

Questa guerra è condotta e diretta dallo Stato Profondo che punta allo scontro diretto e globale. Ne campa. Ne campano i suoi caveau. Dalla strage di civili, un po’ affidati ai mercenari, un po’ alle proprie bombe, si aspetta lo spopolamento della Siria. Sia per eliminazione fisica, sia per quella fuga per la quale jihadisti e bombe sono il push factor e le navi delle Ong, Soros e suoi militanti umanitari, accoglitori universali,  il pull factor. In questo, in qualche modo, siriani ed europei, specie quelli del Sud, sono uniti dalla comune sorte di vittime, per vari gradi, dello stesso mostro.

Di fronte a tutto questo, fidandosi di chi non si dovrebbero mai fidare, i russi si sono inventati le quattro aree di de-escalation, di riduzione del danno per così dire. Una è quella di Idlib, dove sono e resteranno i turchi. Le altre sono enclavi di varie formazioni terroriste e dei relativi sponsor esterni a Damasco: Homs, Deraa, Quneitra. Il Kurdistan che passa da un pezzettino di Siria a un pezzettone grosso, perlopiù arabo prima della pulizia etnica curdo-americana, è ufficialmente riconosciuto. Come quello iracheno, raddoppiatosi nelle more. Gli iracheni si stanno riprendendo Mosul. Probabilmente in cambio accetteranno un Kurdistan indipendente su gran parte di terre e petrolio arabi. Sembra che ai siriani sia consentito di avanzare verso est a riprendersi almeno Deir Ezzor, da anni assediata. A Raqqa regnerà un proconsole curdo degli Usa, magari un farabutto narcos come Massud Barzani, di cui le nostre “sinistre” diranno che è Che Guevara. Forse nei due paesi-martiri si morirà di meno.



venerdì 12 maggio 2017

I COMANDOS GLBT DELL'IMPERO





YURI GUAIANA, SUCCESSORE DI VLADIMIR LUXURIA, EROE DELL'iSOLA DEI FAMOSI IN HONDURAS QUANDO I GOLPISTI VI AMMAZZAVANO I LEADER DEI DIRITTI UMANI. QUELLI VERI. Per la proprietà del contrappasso, queste ricorrenti e abbastanza nauseanti commediole russofobe, tornano fortunatamente tutte a vantaggio di Putin e, sfortunatamente, a detrimento dei gay innocenti. Che farebbero bene a prendersela con chi specula sulla loro identità e pretende di impegnarne la categoria al servizio dei peggiori stragisti di "diversi", cioè non omologati, della storia e del mondo.

Grazie all’amico Federico ho avuto queste chiarificatrici notizie fotografiche sul santo-subito Yuri Guaiana, impegnato a Mosca nella ricerca di martirio fake in difesa di gay virtuali, ma trafitti da bruti russi che neanche San Sebasatiano. La scaletta del copione è sempre la stessa. Ottenne le standing ovation della "sinistra" e di "Liberazione" anche Luxuria, inventatosi vindice di gay a Soci e confermatosi del tutto indifferente a questi quando imperversava con stile eccelso nell'Isola dei Famosi, in un Honduras dove i golpisti di Hillary, in quei giorni, sterminavano difensori dei diritti umani e dei GLBT

 Mossadgay

C’è niente da aggiungere per capire chi, cosa, perchè. Solo che li scelgono proprio brutti brutti, quelli del CIASSAD. E' per questo che non ci fanno dei selfie insieme, come invece il rotto a tutti i gusti John McCain con i patrioti imperiali di Isis, Al Qaida, Naziucraini?


CIAgay

Il che non turba ovviamente il “manifesto”, sempre pronto a impegnarsi per la causa. Così ieri, per non farsi mancare nulla del menu di Soros, ha inneggiato su una pagina di difesa delle Ong sorosiane, a tale Michel Forst, relatore ONU per i diritti umani (il che già dice tutto), ma anche compariello di Soros e già capo di Amnesty International nel nome e nell'interesse del Dipartimento di Stato. (e il comunista vero, Manlio, rubrichista fogliafichista del "manifesto", che dice?)

Casabiancagay

giovedì 11 maggio 2017

Eritrea, Africa, neocolonialismo, migranti, Ong, Soros...



A FIRENZE, IL 14, DOMENICA, DALLE 16.30, ci vediamo il docufilm "Eritrea, una stella nella notte dell'Africa" e ragioniamo sulle strategie neocolonialiste dell'élite occidentale che punta a svuotare i paesi delle loro migliori energie e rovesciarne i migranti su un'Europa del Sud da sfiancare e ridurre sul lastrico. Grecia docet. l'Italia segue. A proposito di Ong e di Soros....

martedì 9 maggio 2017

FRANCIA: HA VINTO L'ULTRADESTRA RAZZISTA, XENOFOBA, FASCISTA, SECURITARIA, REAZIONARIA E QUANT'ALTRO.



Il dramma è tutto francese e, per la proprietà transitiva, di tutti i popoli europei il cui cammino verso l’emancipazione e una democrazia meno truffaldina ha ricevuto – negli effetti, non nei numeri – una feroce battuta d’arresto. La farsa è nostra, di un establishment  che, in forma di unità nazionale, da “sinistra a destra”, dal “manifesto” a Monti, ha reagito come se avesse vinto lui, esultando oltre ogni misura decente, lanciando inni e ghirlande, confermando la sua ormai storica, dal 1945, vocazione alla burina venerazione del legato imperiale.

Il “manifesto”, coprendo una volta di più di ridicolo la sua testatina per gonzi,  “quotidiano comunista”, ha ribadito la sua collocazione e i suoi referenti, già scurrilmente esibiti nella campagna pro Hillary Clinton.  Ovviamente il suo (e di altri sinistri imperialisti e globalisti) cannoneggiamento della Le Pen quale rigurgito xenofobo, razzista, fascista, nostalgico di Petain, Vichy e deportazioni ad Auschwitz, doveva fare da quinta dietro la quale occultare l’identità totalitaria, sociocida e antipopolare del guitto belloccio, dagli occhi azzurri. Che, oltre tutto, riscatta dalla vecchiaia le donne meglio di un lifting, stando con una di 24 anni più anziana di lui e così contando di suscitare grandi aspettative tra le cosiddette milf, un serbatoio elettorale non da poco.


L’unico giornale che, in questo tripudio di gente che prende il Tavernello per champagne, è stato il Fatto Quotidiano, raccontando un Macron almeno un tantino problematico per i suoi trascorsi  hollandiani di stragista sociale e le sue origini macchiate di criminalità plutocratica. L’inno alla gioia che una banda di esperti di demolizioni controllate, incistata in Europa dagli Usa indispettiti dalle costituzioni democratiche degli Stati europei usciti dalla battaglia antinazifascista, ha sottratto alle intenzioni del suo autore Beethoven, è stata la colonna sonora di un’operazione mafio-massonico-bancaria per suggestionare il volgo e l’inclita che le scelleratezze implicite nella promessa Macron, nel suo percorso, nelle sue intenzioni, erano invece tutte di Marine Le Pen.. Per la precisione, qui, dicendo Macron, intendiamo i soliti burattinai che piazzano i loro pupi dove occorre, che si tratti di Bush, Clinton, Blair, Obama, Sarkozy, Hollande, Macron o, nel nostro infimo, Monti, Letta, Napolitano, Mattarella, Renzi. Teste di legno, uomini di paglia, specchietti per le allodole, marionette ai fili, che soltanto l’indotta ossessione dello starsystem, del mito del superuomo, per quanto cartonato, e del relativo gossip può far passare per uomini di potere.

Ha vinto, infatti, colui che impersona con chiarezza e determinazione quanto i suoi followers hanno attribuito all’antagonista, sublimato nella capriola del “manifesto”, organo del femminismo alla baionetta, che, dopo aver ritenuto la qualità di donna nell’assassina seriale Clinton titolo sufficiente e decisivo per la presidenza degli Usa, ha sovvertito il concetto su cui ha prosperato per 50 anni, titolando a pieni paginoni sulla candidata del Front National “Speriamo che non sia femmina”..

Ha vinto il liscio e forbito pupazzetto che le due criminalità, quella organizzata clandestina e quella politico-economica ufficiale, avevano estratto dalla manica dopo che s’era confermato degno del mandato affidatogli dai Grandi Maestri e Grandi Rothschild  quando, in coppia con un autentico Gestapo gallico, Manuel Valls, aveva dato l’assalto alla Loi Travail. Mandato oggi confermato con un programma che promette soluzioni terminali ai diritti del lavoro con la fine del contratto nazionale e la consegna di ogni destino di lavoratore all’arbitrio del padrone. E se non basta, ci sono le leggi df’emergenza  in vigore da tre anni e che vedrai come verranno utili. Fanno schifo solo quelle di Al Sisi che deve confrontarsi con una bazzecola come il terrorismo 24 ore su 24 dei Fratelli Musulmani.

Ha vinto il fiduciario ed erede di Hollande per il ruolo neocoloniale della Francia, subalterno al dominio mondialista degli Usa, ma con ampi spazi di predazione e sfoltimenti umani nelle aree proconsolari concesse (Sahel, Africa Occidentale), purchè pronto a fornire ai genocidi imperiali altri contributi, in Siria, Iraq, Afghanistan, Somalia, Yemen. Curioso, a questo proposito, come vi sia, di nuovo da “sinistra” a destra, chi veda razzismo e xenofobia nell’avversione di Le Pen all’invasione islamica, forse perché ha capito che l’operazione migranti è quella che le élite mondialiste mettono in campo al fine di disintegrare stati nazione. Protagonista Soros, per sterilizzare i paesi delle risorse e ridurre all’ordine quelli dei lavoratori. E poi non veda nulla di queste disumane e incivili depravazioni in chi pratica la satanizzazione e il conseguente masskilleraggio di coloro che si trovano seduti su petrolio e gasdotti. Per carità, qui non si tratta di razzismo. Si tratta di diritti umani.

Ha perso chi ha contro gente così (nella foto, tra vari Rothschild, Kissinger, Rockefeller e Soros): 

Ha vinto l’omino dell’establishment contro quella che, almeno su un paio di questioni vitali – e dirimenti ! - per la sopravvivenza sociale e fisica dell’umanità, aveva detto cose fuori dai tempi nefasti che corrono: via dall’Europa maltusiana dei ricchi e della moneta che trasferisce tutto il trasferibile dal basso al vertice, per la Francia dei massacrati da costoro e via dal confronto psicotico e necrogeno con la Russia, via dalle guerre. Ha vinto l’atlantista talmudista sostenuto dalla ragnatela dal cui centro coordina e interviene la Vedova Nera con sul pungiglione la stella di David. Ha vinto l’aiutante di campo del Feldmaresciallo tedesco impegnato a liberare l’Europa che conta dalle presenze, inutilizzabili perché già svuotate e sfiatate, del suo meridione, ormai pure espressioni geografiche da lasciare in pasto a mafia, diritti civili e business migranti.

Ha vinto chi ha avuto dalla sua l’intero apparato mediatico di regime, via via addobbato da destra o sinistra: Le Figaro, Le Monde, Le Parisien, Le Point, Liberation…. Quest’ultimo un facsimile del “manifesto” con, al posto del simpatizzante miliardario Soros, il peripatetico miliardario Patrick Drahi, marocchino di doppia nazionalità franco-israeliana, proprietario di un vasto impero di media e telecomunicazioni, tra il quale il garofano rosso stinto del quotidiano voltagabbana post-68. Un bel contributo alla decerebrazione dei francesi che avrebbero dovuto decidere in base a convinzioni fondate su verità. E’ la democrazia, bellezza.

Il giovane e la marianna stagionata: colpo da maestro
Ha vinto colui  che ha suscitato soddisfazione nelle ambasciate dei paesi i cui governi hanno apertamente interferito nelle elezioni francesi (Usa., come sempre, Germania, Belgio Italia e Canada. Tutto come di consueto, insomma, mentre intollerabili erano i subdoli interventi di Putin ,a favore di Le Pen, ovviamente inventati ), tutti impegnati alla morte nel distogliere i francesi da una scelta contraria all’autentico fascismo moderno, tecnocratico, plutocratico, finanziario, deculturizzato, come impersonato dal biondino rothschildiano con moglie-mamma. E la mamma è pur sempre la mamma, tanto più commovente, femminista e matriarcale, quando è pure moglie e vetrina.

Ha vinto uno che è stato respinto da una quota di astensioni mai vista dal 1969, come dal più alto voto di oppositori della storia presidenziale e che è stato votato da un buon numero di traviati che non se la sentivano proprio di sostenere un candidato etichettato di tutte le nefandezze del mondo, da ultradestra a fascista, da una travolgente campagna internazionale di denigrazione, nonostante che non esibisse sintomi di fascismo e il suo programma favorisse gli strati deprivati e la pace mondiale.

Un presidente francese incompetente, babbalone e inetto come li si trovano solo in Italia, all’uscita di scena  ha compiuto il suo capolavoro politico. E’ riuscito a far passare lo sguattero della sua politica neoliberista, repressiva, terroristica e antisociale per il “candidato del cambiamento”, né destro, né sinistro, fresco come un bocciolo di rosa, un  “outsider”, però griffato “Rothschild”, presentabile in società. Una nuova stella politica sostenuta da tutti i vecchi politici di cui il pubblico voleva liberarsi. Potenza della comunicazione!.

La Francia, dice la mia amica e grande analista, Diana Johnstone, era percepita come anello debole, grazie alla’inconsistenza dei suoi dirigenti, nel progetto globalista dell’eliminazione di sovranità nazionali a vantaggio dell’impero mondiale del capitale. Grazie a uno sforzo eccezionale, con umile contributo vernacolare del “manifesto” e di tutte le “sinistre italiote”, tale pericolo è stato per ora evitato.

A sinistra risponde uno squillo
Tutto risolto e sistemato? Il rumoreggiare in piazza di diecimila persone autoconvocate, a poche ore dalla cerimonia massonico-napoleonica del Louvre, che necessitavano di essere pestate dai robocop, ancora di Hollande ma già anche di Macron e sempre di Rothschild, indica che i francesi tagliati fuori rientrano in campo. 


E se ora mi dite che io, e tutta la la maledetta genìa dei sovranisti che non gioisce del trionfo di Macron, parliamo come Salvini non avete capito niente. Non avete capito che Salvini l’hanno messo lì proprio perché, spargendo, a forza di minchiate da scemo del villaggio, barbarie da trogloditi (chiedendo scusa ai trogloditi), screditi, sputtani, renda inservibili coloro che i cavernicoli li hanno individuati nelle cancellerie, think tank, Ong, chiese  e bordelli dell’Occidente turbocapitalista e mondialista.   

venerdì 5 maggio 2017

SOROS A ROMA: SALVATE L'OPERAZIONE MIGRANTI ! - SIRIA, NON NORDCOREA, DELENDA EST


L’arma di migrazione di massa
La preoccupazione deve essere tanto forte, rasentando il panico, quanto è sporca l’operazione, se George Soros, da mezzo secolo grande stragista sociale, si è precipitato da colui che falsamente presume nostro presidente del consiglio (ma avrà incontrato anche quello effettivo). In ballo era l’urgenza di applicare una sutura veloce e conclusiva allo squarcio aperto nel corpo del reato dal benemerito procuratore di Catania,  Zuccaro, dai suoi emuli a Trapani e dall’altrettanto benemerito M5S, con il sostegno strumentale, non qualificante, ma utile, di qualche elemento politico e mediatico spurio. Uno squarcio che rischia di mandare in vacca l’intero gigantesco impegno profuso dal principe delle guerre per regime change nella destabilizzazione dell’Europa mediterranea e nella distruzione dei paesi da cui originano le migrazioni di massa.

Naturalmente è grazie a correttezza e trasparenza democratica che il conte Gentiloni, facente funzione apparente di premier, ha tenuto rigorosamente nascosto questo incontro, occorso senza preavviso e dettato dall’emergenza “taxi del Mediterraneo”. Avrebbe dovuto spiegare a parlamento e popolo in quale veste un capo di governo incontra un cittadino, sì, qualunque, ma anche l’assassino, negli anni ’90, della nostra valuta (da sostituire con il tumore dell’Euro), con relativa svalutazione del 30%, la perdita di 40 miliardi di dollari e la conseguente svendita a prezzo di saldi dell’apparato produttivo della settima nazione industriale del mondo. Un soggetto, dunque, da chiamare subito i carabinieri e far rinchiudere in attesa di sentenza di fine pena mai.

Il premier zuzzurellone non ha riferito una cippa né al parlamento, né ai media, né alla moglie. La notizia la dobbiamo alla foto e al lancio di un’occhiuta agenzia. Cosa il  comparione e il compariuccio si siano detti non risulterà né nelle cronache, né negli annali,
ma noi lo sappiamo perfettamente. “Allontana da me questo calice”, ha esclamato, tra l’impositivo e il supplicante, la testa della piovra, “salva i miei tentacoli a mare, blocca l’inchiesta”. Più o meno così. E Gentiloni: “Stai tranquillo, abbiamo già mosso le nostre pedine, a partire dai solidali istituzionali Boldrini, e Grasso, dagli amici magistrati, comandanti, capitani, a passare dal correo etilico Juncker  e dalla cosca di Bruxelles,  e a finire con la bassa forza umanitarista  politico-mediatica. Quella dei Formigli, Saviano, Fratoianni, Zoro (“Gazebo”), Manconi (che, sul “manifesto” complice vomita oscenità su Zuccaro), Bonino, tutta la lobby talmudista, correligionaria di Soros, con  Furio Colombo in testa” (avreste dovuto vedere quest’ultimo, paonazzo, occhi di fuori, bava alla bocca, al limite dell’’ischemia, che sbraitava nella “Gabbia” di Paragone contro chi lì, secondo lui,  attaccando le ONG marinare si faceva promotore di interminabili ecatombi marine.

Grecizzare l’Italia e tutto il Sud

E’ forsennata e disperata la virulenza di questa storica armata dello speculatore ungherese, attivata in difesa della decina di Ong che, a vele, radar, droni, transponder ed equipaggi spiegati, su navi da 11mila euro di costo al giorno, battenti spesso bandiere di comodo, o, addirittura, di paradisi fiscali (il che dice molto), quali finanziate direttamente da Soros (e basterebbe questo), quali munificate da altre fonti, ma tutte in sintonia con il progetto mondialista sorosiano che implica il disfacimento di nazioni, tranne delle due o tre che fungono da arma sul campo dei banchieri globalizzanti. E’ l’inviperita reazione del rettile cui si sia pestata la coda. E’ che non si tratta solo di pizza e fichi, del business con soci trafficanti sulla quarta sponda e soci accoglienti a casa nostra. Qui è in ballo un progetto di portata epocale: la reductio ad unum del potere e del governo su quanto verrà lasciato campare, in schiavitù più o meno riconosciuta, sul globo terracqueo.

Svuotare i granai, riempire gli arsenali e le Ong
Svuotare i granai e riempire gli arsenali (parafrasando a rovescio il buon Pertini) è il meccanismo al quale gli ammiragli e i mozzi di Soros sono addetti nella sua fase intermedia. Quella della presa in consegna di bibliche popolazioni in fuga da terre rubate, spogliate e devastate dai similsoros delle potenze occidentali, del loro trasbordo nelle terre a perdere dell’Europa e dalla loro consegna a caporali e sfruttatori sotto comando di altri similsoros..In paesi sottomessi e con le pezze al culo, come il nostro, consegnato dai similsoros in alto alle cure terminali di cerusici, saltimbanchi e fattucchiere, non deve muoversi foglia che Soros non voglia. Il conticino Gentiloni ha battuto i tacchi, il ghigno dello stragista globale lo vedete nella foto. Ora si tratta di vedere se il procuratore Zuccaro di Catania terrà duro, se non gli troveranno addosso calzini celesti, se non se ne occuperà chi di magistrati impertinenti in Sicilia solitamente si occupa, se l’intelligenza politica dei 5 Stelle saprà prevalere sui tentacoli dell’orco talmudista ungherese. Un’intelligenza implicitamente riconosciutagli dal New York Times, propagandista di tutte le malefatte di Soros, come del Pentagono e di Big Pharma,, quando li ha anatemizzati per aver espresso sui vaccini i dubbi che avvelenatori globali come i farmaceutici meritano ogni volta che battono le palpebre.

In tale evenienza gli ipocriti che lacrimano sulle guerre, le miserie, le disperazioni e gli annegamenti, che i loro mandanti provocano organizzando povertà, desertificazione, spopolamenti, trafficanti, scafisti di carrette a galla per 2 miglia, pirati umanitari, caporali, Buzzi e Carminati, si troveranno a corto di lacrime. Meno Ong, meno morti in terra e in mare. E non veniteci a parlare di “Medici senza Frontiere”, o di “Save the Children”. Che andrebbero salvati perché buoni. Come dire, buttarne qualcuna per salvare le più grosse. Chi non si ricorda di questi animatori e utilizzatori finali di tagliagole ai tempi di Libia e Siria? Quelli che “bisogna liberarsi di Gheddafi perché rimpinza di Viagra i suoi soldati per farli stuprare meglio donne e bambini”. Quelli che, fianco a fianco con i noti “Elmetti Bianchi”,  “Assad ci bombarda gli ospedali e ammazza bambini”. E poi quegli ospedali non c’erano, o erano intatti.

A sconfiggere l’arma di migrazione di massa si fa il bene dell’umanità in tutti gli emisferi.

Nordcorea, arma di distrazione di massa


A tentare previsioni strategiche si rischia di rovinarsi la reputazione. Ma voglio rischiare. Credo che tutta la sarabanda trumpiana sulla Corea del Nord non preluda per niente, né oggi, né domani, a un attacco, magari nucleare, a quel paese. Serve a due cose. Primo, a giustificare l’installazione in Corea del Sud  del THAAD (Terminal High Altitude Area Defense), detto “scudo missilistico anti-nordcoreano”, ma in effetti sistema da primo colpo nucleare contro la Cina. E, secondo, da diversivo rispetto all’invasione della Siria che il concentramento di truppe giordane e americane sembra minacciare e di cui nessuno parla.

L’iniziativa, che vedrebbe aumentare l’attuale numero di effettivi militari Usa in Siria dai mille che operano in congiunzione con il mercenariato curdo nel nordest e si apprestano a far sloggiare l’Isis da Raqqa, a ben più di 2.500, sembrerebbe una risposta al piano elaborato ad Astana, Kazakistan, da russi, turchi e iraniani, con il netto dissenso dei ribelli moderati invitati alla riunione. Dall’ennesimo incontro kazako dei tre paesi impegnati a trovare una qualche sistemazione al conflitto, è uscito un memorandum. Prevede la creazione di quattro enclavi in Siria che i russi e iraniani chiamano “aree di riduzione del conflitto (“de-escalation zones”), ma che per i turchi mantengono la vecchia denominazione di “aree di sicurezza” (“safe zones”). Quelle vagheggiatre da Erdogan fin dall’inizio dell’aggressione. La collocazione e delimitazione  di queste zone non è molto chiara: provincia di Idlib, parti delle provincie di Latakia, Homs e Aleppo, Est Ghouta, a oriente di Damasco, e provincie meridionali di Daraa e Quneitra.

Quattro “aree di sicurezza”, quattro pezzi di una Siria da frantumare
Cosa ne viene al popolo siriano che, per bocca del suo presidente, rivendica fin dal primo giorno la liberazione di ogni pollice del territorio nazionale occupato dai nemici? Ne verrebbe questa situazione: Una larga area a nordest occupata, con il concorso  e sotto la guida Usa, dai curdi dell’YPG, comprendente vasti territori arabi su cui i curdi hanno operato pulizia etnica. L’area di nord ovest, attorno a Idlib, occupata dai turchi insieme ai presunti surrogati “moderati” dell’Esercito Libero Siriano. Sacche frammentate sotto controllo Isis e Al Qaida (Al Nusra., ecc.) nell’ovest sotto il Golan e nel Sud attorno a Daraa, che però dalle forze lealiste stanno venendo riprese giorno dopo giorno, a dispetto della fattiva protezione israeliana.

I russi avevano già avanzato, tempo fa, una proposta di nuovo costituzione siriana. Federale. Ovviamente subito respinta da Damasco, perché vista come preludio alla spartizione che il sionimperialismo progetta da decenni. Ora Mosca ci riprova, stavolta, ahinoi, con l’apparente – e, forse, forzato - consenso del governo di Assad. Le quattro aree di “riduzione del conflitto” in parte si sovrappongono a quelle sottratte con la forza militare jihadista, turca, americano-curda. Dovrebbero materializzarsi ai primi di giugno e ne sarebbero “garanti” i tre paesi che le hanno inventate ad Astana, con però l’invito ad altri di associarsi. I garanti si impegnerebbero a far terminare ogni attività bellica. Con quanta adesione delle varie e, in parte incontrollabili, bande jihadiste è da vedere.

Da vedere resta anche se la progettata invasione di truppe Usa e giordane dal Sud del paese si inserisce nel quadro tracciato da russi, turchi e iraniani ad Astana, o se si tratta di mossa finalizzata a impedire che russi e iraniani possano mantenere voce in capitolo sul futuro della Siria.In ogni caso si tratta di sviluppi tutti non solo sospetti, ma fortemente negativi per chi contava sulla difesa ad oltranza dell’integrità e sovranità della Siria. Puzza maledettamente di prodromo alla spartizione del paese in varie parti e sotto diversi controlli: qualcosa ai curdi, qualcosa ai turchi, una fetta alla Giordania, protettorati israelo-americani, una ridotta lasciata agli sciti e ad Assad. Una situazione ingovernabile, foriera di interminabili contese. L’ideale per Israele, Golfo e Occidente. In ogni caso è garantito il lungamente vagheggiato oleodotto Qatar-Mediterraneo che Damasco aveva rifiutato preferendogli quello dall’Iran.



Peggio non poteva andare a un popolo che si è battuto con determinazione ed eroismo senza uguali, e soffrendo l’indicibile, per la causa più giusta del mondo. In un vertice a due Putin-Erdogan a Soci, il presidente russo ha dichiarato che le relazioni tra Turchia e Russia sono tornate ottimali. Forse ha anche pensato che il Turkstream, il gasdotto Russia-Tirchia, val bene una messa islamico-ortodossa. Preghiamo gli dei di essere smentiti.

venerdì 28 aprile 2017

UNA VOCE DA BUDAPEST



Ricevo da Budapest questo articolo. Utile, perchè in genere di quel paese, bersaglio di demonizzazioni di ogni genere dagli atlantosionisti, sappiamo poco.Sicuramente io ne so meno dell’amico che scrive, ma avanzerei qualche riserva sulla drasticità del giudizio su Orban e sulla descrizione eufemistica della CEU di Soros. Soros non sarà la fonte di ogni male, ma di moltissimi e decisivi lo è, in tutto il mondo. La CEU non è altro che uno dei mille nodi della sua rete di ragno velenoso mirata a diffondere una cultura turbocapitalista e genocida, travestita da progressismo e diritti civili. Uno dei massimi criminali del nostro tempo. Ultima manifestazione, le Ong che trafficano carne umana insieme ai negrieri africani, sotto lo sguardo compiaciuto dei maltusiani alla Soros impegnati a svuotare delle proprie migliori energie i paesi da depredare e distruggere, a fornire manovalanza schiavista per il dumping sociale dalle nostre parti e a mettere in ginocchio l’Europa. Per fortuna, in questo caso ci sono un procuratore e i 5 Stelle a raccontarcela giusta.
Fulvio

 Caro Fulvio,
ringraziandoti molto per la possibilità che mi dai di esprimermi in merito a fatti che mi riguardano e mi toccano personalmente, ti presento qui un mio contributo, che scrivo sotto forma di lettera scritta a te. Il mio scopo è quello di dare un contributo per fare capire meglio certe dinamiche che stanno succedendo qui in Ungheria, soprattutto per quanto riguarda la chiusura della Ceu.

Dopo che è stata annunciata la chiusura della Ceu, le proteste hanno preso un po’ una deriva russofoba. Cosa forse non tanto strana perché in questo paese c’è tanta idiozia e slogan tipo “russi a casa” sono già stati urlati in contesti dove non c’entravano niente. Ora, facciamo un’analisi di questo slogan. Urlare “russi a casa” in una manifestazione contro la chiusura di un’università come minimo non c’entra niente, come massimo è uno slogan stupido, razzista e xenofobo che prende in blocco un intero popolo colpevole di vivere sotto Putin. E ho trovato molto grave che certe persone alla Ceu abbiano giustificato questi slogan. Evidentemente non sanno che paese è l’Ungheria. È un paese-mondezzaio ideologico, dove tante varie forme di incitazione all’odio sono mescolate le une con le altre, e non si capisce dove inizia una e dove finisce l’altra. Come minimo, uno che non capisce questo e avvalla certi modi di dire non ha capito niente di questo paese, e sta rimestando feccia nel ginepraio.

Ma questa giustificazione di certi slogan russofobi va spiegata meglio, nel contesto dell’ideologia che la scusa, cioè il “liberalismo” di “sinistra”, “europeista” e atlantista. Quante chiacchiere, quante belle parole alla Ceu su diversità, rispetto per tutti, “società aperta” ecc., e poi si avvallano slogan razzisti. E questo in uno di quei posti che portano il “politicamente corretto” a estremi ridicoli, tipo: togliamo la parola “obeso” dal dizionario perché è offensiva. Il bello è che talvolta, in quel circo equestre che per certi versi è la Ceu, si sfiora davvero il ridicolo. Un esempio? Ecco uno slogan per aiutare le donne senza casa: “Rendere la mestruazione un’esperienza di dignità per le donne senza casa”. Incredibile. Nella mia ignoranza, pensavo che il miglior modo per aiutare le donne e gli uomini che vivono per strada fosse dar loro una casa, risolvendo il problema alla radice. Forse sarebbe meglio che fare pietose campagne per raccogliere assorbenti.

Detto questo, devo fare una precisazione. Conoscendo la Ceu, posso dire che non tutti quelli che ci studiano e ci lavorano sono dei decerebrati servi della finanza internazionale. Ci sono diverse persone, molte indifferenti, molte ingenuamente convinte di slogan vuoti e ipocriti, altri critici e che, nonostante tutto, non si fanno abbindolare, e sono costretti a mantenere un basso profilo. Non sarebbe giusto accusarli perché studiano o lavorano lì. Sarebbe come accusare un operaio colombiano di una fabbrica Coca Cola di essere un imperialista.

Ma insomma, che cos’è la Ceu? Un ottimo contributo per rispondere a questa domanda è in un buon articolo di Nicolas Guilhot sul “filantropismo di sinistra” e su che origini e obbiettivi ha (consultabile qui: http://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1163/156916307X188988 ). Certamente è stato un progetto di cooptazione ideologica e per il raggiungimento dell’egemonia culturale dopo la fine del socialismo reale. Guilhot spiega bene come questo “filantropismo”, che ha radici antiche e precedenti illustri, dai Rockfeller, London School of Economics ecc., ha intenzione di irreggimentare le istanze di cambiamento sociale, incanalandole verso soluzioni “moderate”, “riformiste” e controllabili dallo status quo. In parole povere, ma questo veniva fatto già nell’800 da alcuni capitalisti, si cerca di controllare e castrare la lotta di classe e le vere istanze di cambiamento sociale con scartoffie, libri, soluzioni moderate e riformiste ecc. ecc. La cosa non ci è nuova neanche in Italia: quante volte abbiamo sentito parlare di “buon padrone”, paternalismo industriale ecc.? Secondo me così devono essere interpretati la storia e il ruolo della Ceu. Non bisogna farsi abbindolare da parole d’ordine che suonano bene, ma neanche lasciarsi andare al complottismo e pensare che adesso la Ceu e Soros siano la causa di tutti i mali del mondo. Spero di essermi spiegato.

Tornando alla critica degli slogan russofobi e di quelli alla Ceu che li giustificano, come minimo questi sono degli ipocriti e delle anime belle “liberali” che hanno un attaccamento religioso a certe parole d’ordine che suonano bene, ma non si rendono contro dell’incoerenza che c’è dietro. Appunto, dopo tante chiacchiere contro razzismo e intolleranza, si giustificano slogan xenofobi. Ma non è tutto qui, c’è un’ipocrisia di fondo. Si protesta contro la chiusura di un’università spalleggiati dal Dipartimento di Stato Usa e dalla finanza internazionale. Si dice che Orban è un fascista e un dittatore, ma per esempio si sono sostenuti moralmente – e forse non solo moralmente – i neonazisti ucraini, la cosiddetta “rivoluzione” del Maidan e la junta nazista che si è instaurata dopo. Si dice che manifestazioni di rabbia per un’offesa ai caduti sovietici sono “incitazioni alla guerra civile”. Come se i “liberali” americani non avessero sostenuto e fomentato guerre civili in Ucraina, Siria, Libia, e Afghanistan solo per citarne alcune. E che dire del ruolo degli Stati Uniti nella nascita dello Stato Islamico? E dell’alleanza con l’Arabia Saudita e le altre petro-monarchie del Golfo? Evidentemente non c’è logica, ma forse è vano cercare logica in atteggiamenti di tipo religioso. Certe persone, con scarsa o nulla conoscenza della vita reale, preferiscono starsene rinchiusi in una biblioteca col loro sapere ammuffito, per non essere toccati nella loro purezza “liberale”. Vera metafora della “torre d’avorio” e del “ghetto d’oro”. Sembra davvero che certe persone si possano far abbindolare da qualche fiorino di borsa di studio. Ma non tutti, per fortuna.

In conclusione, dico qualcosa sul ruolo di Orban. Dobbiamo capire chi è questa persona. Assurdo sarebbe considerarlo un “antiimperialista” o rappresentante di una qualsivoglia “alternativa”. Niente di tutto questo. Orban è un nazionalista ungherese che si è costruito un piccolo satrapato orientale autoritario, e che strizza l’occhio alla Russia. Ma attenzione, strizzare l’occhio non significa averci intrapreso una relazione completa. Orban è in realtà un ottimo doppiogiochista, tanto che sembra incredibile come riesce a prendere per il culo tanta gente (ma non bisogna mai sottovalutare l’umana idiozia). Blatera di Russia, “aperture a Est” ecc., retorica antieuropea e antiamericana, chiacchiere populiste contro il capitale straniero. Ma sono tutte prese per il culo, e per capirlo basta guardare la struttura politica ed economica, che è sotto gli occhi di tutti per essere vista. L’Ungheria è membro UE e Nato. Non solo, ma è tra i paesi che ricevono più soldi dall’UE per una miriade di progetti (basta che chiunque si faccia una passeggiata per Budapest o per altre città ungheresi, non si vedono altro che cantieri o altre cose finanziate con soldi comunitari). E non ho sentito che voglia uscire dall’UE o dalla Nato. Quando mai?

Veniamo ora alla retorica contro il capitale straniero. Quelli che dicono che qui c’è chissà quale “influenza russa” evidentemente non hanno capito niente di questo paese. Semmai, è un paese colonizzato dalle multinazionali americane e europee, ce ne sono tantissime. Queste multinazionali sfruttano i lavoratori di qua come limoni approfittando della mancanza di sindacati e del fatto che i lavoratori ungheresi sono docili e disciplinati (preferiscono sempre prendersela con l’ebreo-zingaro-frocio-comunista della situazione). Inoltre, queste multinazionali occidentali fanno profitti miliardari perché questo è ancora un Far West rispetto ad altri paesi dell’Europa Occidentale: condizioni peggiori, meno diritti, meno garanzie, malattia e gravidanza non totalmente pagate, liquidazione chissà che cosa sia, poi bisogna pagare di meno perché è un paese povero. Queste multinazionali occidentali fanno profitti enormi anche perché pagano pochissime tasse, e da poco hanno ricevuto ulteriori sgravi. In alcuni casi, praticamente è stato il governo ungherese che ha pagato delle multinazionali per venire qui e assumere qualche lavoratore (solo che le multinazionali sloggiano dall’oggi al domani come li pare: “essere competitivi” significa trasferirsi in continuazione verso il paese dove si può fare maggiore macelleria sociale, che ogni tanto cambia). Conosco bene le multinazionali di qui, perché ci ho lavorato.


Detto questo, spero si chiaro che la retorica antiamericana, antieuropea e “anticapitalista” di questo politico è una presa per il culo, solo che convince parecchia gente. Orban è un maestro nel mungere due vacche, e sinora ci ha guadagnato molto.