martedì 6 dicembre 2016

E son soddisfazioni



C’è da credere in Babbo Natale portatore di doni, per quanto turpe cocacolizzazione dello storico Santa Klaus germanico, del più universale bambin Gesù e della beneamata latina Befana, che, oltre tutto, non distribuisce regali a cani e porci, ma sa distinguere: a chi strenne, a chi carbone. Siamo inondati di doni tra i quali i tracolli simultanei di nemici interni ed esterni sono i più cospicui. E se fino a ieri rasentavamo la cupa rassegnazione del cane bastonato e ribastonato senza posa, con un attimo di sosta solo grazie al Brexit e un momentaneo balsamo spalmato sulle ferite dalla liquidazione del pericolo pubblico numero uno, Hillary Clinton,  oggi godiamo come scimmie. Il fosco orizzonte, foriero di tempeste che avrebbero squassato le fragili capanne del nostro estremo usbergo, viene lacerato da lampi di azzurri chiarori  e ne traiamo auspicio per il rafforzamento di tetto e fondamenta.

sabato 3 dicembre 2016

QUALE ERITREA? PARLA IL BRACCIO DESTRO DEL PRESIDENTE ERITREO. Intervista a Yemane Gebreab

Isaias e Yemane

Eritrea, ex-colonia italiana, poi sotto una brutale occupazione etiopica, liberatasi con trent’anni di guerra di popolo e oggi al tempo stesso unico Stato dell’Africa a rifiutare i modelli politici sociali ed economici dell’Occidente e qualsiasi presenza militare Usa o Nato, e al tempo stesso paese più diffamato e sanzionato del Continente. Per molti sta all’Africa come Cuba rivoluzionaria stava all’America Latina. In ogni caso un paese inviso a imperialismo e neocolonialismo, sottoposto a costante aggressività dal gendarme occidentale in Africa, l’Etiopia, povero, ma in rapido ed equilibrato sviluppo, improntato al principio dell’autosufficienza e della giustizia sociale.

Girando in lungo e in largo, tra limpidissimo Mar Rosso, vette rocciose dell’altopiano, bassopiano  verdeggiante,  semidesertico e desertico, passando da una bellissima città all’altra, tutte con i migliori esempi dello stile architettonico razionalista italiano anni ’20 e’30, incontrando centinaia di persone, trovandomi in decine di situazioni sociali, non riesco a trovare l’ombra di una conferma dell’uragano di accuse che si muovono a questo paese, presuntamente oppresso da una feroce dittatura. Accuse mosse da anni da un coro mediatico che già si era esercitato su altre nazioni orgogliosamente indipendenti, accuse rilanciate da una commissione d’inchiesta dell’ONU che non ha mai messo piede in Eritrea, ma ha prestato ogni ascolto al nemico etiope; accuse che sono alla base di ingiuste e feroci sanzioni e che, per i soliti noti, dovrebbero preludere a un’aggressione militare.

lunedì 28 novembre 2016

NOOOOOOO !

NOOOOOOOOO !

"L'essenza del regime oligarchico non è l'ereditarietà da padre a figlio, ma la persistenza di una certa visione del mondo e di un certo modo di vivere... Un gruppo dirigente è un gruppo dirigente nella misura in cui può nominare i suoi successori... Non conta chi detiene il potere purchè la struttura gerarchica resti sempre la stessa". (George Orwell "1984")

Riproduco qui sotto uno spiritoso, ma anche sagace, commento, divertentemente drammatico, arrivato sul mio blog www.fulviogrimaldicontroblog.info da Marco V. E’ uno dei più convincenti, al di là delle indispensabili analisi del documento di controriforma renzista e della facile demolizione delle scempiaggini sloganiste diffuse dal clan Renzi-Boschi-Verdini, inviti a votare NO il 4 dicembre. Non va sottovalutato come l’operazione di questo grumo massonico-mafioso di servizio alla sua Cupola si inserisca nel disegno globalista dell’élite militar-finanziaria occidentale, con a capo gli Usa delle consorterie di potere che comprendono le grandi famiglie bancarie, le multinazionali di information technology, energia, alimentazione, armamenti-sicurezza,  servizi segreti, compresi quelli addetti al terrorismo, e i burattini che, via via, queste consorterie installano nella Casa Bianca.

sabato 26 novembre 2016

CADE UN GIGANTE

Con Fidel Castro si spegne la luce che ha aperto e illuminato la strada del riscatto al popolo cubano, a quelli dell’America Latina e del mondo.
La sua rivoluzione, iniziata nel 1956, vittoriosa nel 1959, vive ancora nel cuore e nel progetto dei cubani, a dispetto dei tanti tentativi, aperti e subdoli, di sabotarla, a dispetto dell’isolamento sofferto da Fidel negli ultimi anni. Vive nella resistenza dei popoli aggrediti e saccheggiati dal capitalismo imperialista. Non morrà mai.



HASTA SIEMPRE COMANDANTE !

domenica 13 novembre 2016

TRUMP, LA GLOBALIZZAZIONE DEL VAFFA - Dalla Brexit alla Amerexit?



"In nessun paese i politici formano una sezione della nazione così separata e così potente come nell'America del Nord. Quivi ognuno dei due grandi partiti che si scambiano a vicenda il potere viene a sua volta governato da gente per cui la politica è un affare, che specula sui seggi tanto delle assemblee legislative dell'Unione quanto dei singoli Stati. /.../ Ci sono due grandi bande di speculatori politici che entrano in possesso del potere, alternativamente, e lo sfruttano con i mezzi più corrotti e ai più corrotti fini; e la nazione è impotente contro questi due grandi cartelli che si presumono al suo servizio, ma in realtà la dominano e la saccheggiano".(Friedrich Engels)

Premetto che la vignetta del grande Apicella su Trump-Lenin che spazza via la marmaglia capitalista è un’ottima intuizione grafica, ma anche un’ aspettativa appesa a fili di ottimismo che per ora non si sa se siano cordame da barca, o tela di ragno. E tutti coloro che danno per sicure e assicurate sia le prospettive nefaste, che quelle fauste, a seconda dei punti di vista, avranno probabilmente modo di aggiustare il tiro e, in qualche caso, svuotare il caminetto e gettarsi la cenere sul capo. I saggi latini dicevano “nemo propheta in patria”. Dovremmo aggiornarci alla civiltà del Bar Sport: “omnes prophetae in patria”.

Mi è stato dato di sfuggire ai primi scomposti ululati dell’italiota stampa delle larghe intese, con i soliti acuti strazianti del “manifesto”, ma ho ampiamente recuperato nei giorni successivi. Ero in volo quando la vittoria impossibile di Donald Trump, il candidato anatemizzato dall’universo mondo (che poi è solo quello nord-occidentale e nemmeno un settimo dell’umanità ) manco fosse Dart Fener, da ipotesi onirica si materializza in fatto, solido quanto le Montagne Rocciose che hanno contribuito a produrlo. La bomba Trump, hybris distopica per lo stato di cose esistente, mi è esplosa dagli schermi di un albergo a Berlino dove mi trovavo per l’invito a un talkshow televisivo. Prima della autoproclamata “comunità Internazionale” (in sostanza la NATO) a riprendersi, una Angela Merkel improvvisamente ritrovatasi senza tutor e, dunque, malferma, assicura al neo-eletto collaborazione, ma gli pone anche una non lieve condizione-auspicio: “purchè ci uniscano i nostri valori”. Che elenca: libertà, democrazia, solidarietà, diritti umani, pace. E che dalla metalingua dei palazzi vanno tradotti in controllo sociale tramite minaccia terroristica, manipolazione dei cervelli tramite monopoli della comunicazione, trasferimento della ricchezza dalla base alla vetta della piramide, autodeterminazione per l’élite, un po’ per i LGBTQ e per nessun altro. Apocalisse per chi non ci sta o, comunità o individuo, è semplicemente di troppo.

TRUMP, LA GLOBALIZZAZIONE DEL VAFFA - Dalla Brexit alla Amerexit?



"In nessun paese i politici formano una sezione della nazione così separata e così potente come nell'America del Nord. Quivi ognuno dei due grandi partiti che si scambiano a vicenda il potere viene a sua volta governato da gente per cui la politica è un affare, che specula sui seggi tanto delle assemblee legislative dell'Unione quanto dei singoli Stati. /.../ Ci sono due grandi bande di speculatori politici che entrano in possesso del potere, alternativamente, e lo sfruttano con i mezzi più corrotti e ai più corrotti fini; e la nazione è impotente contro questi due grandi cartelli che si presumono al suo servizio, ma in realtà la dominano e la saccheggiano".(Friedrich Engels)

Premetto che la vignetta del grande Apicella su Trump-Lenin che spazza via la marmaglia capitalista è un’ottima intuizione grafica, ma anche un’ aspettativa appesa a fili di ottimismo che per ora non si sa se siano cordame da barca, o tela di ragno. E tutti coloro che danno per sicure e assicurate sia le prospettive nefaste, che quelle fauste, a seconda dei punti di vista, avranno probabilmente modo di aggiustare il tiro e, in qualche caso, svuotare il caminetto e gettarsi la cenere sul capo. I saggi latini dicevano “nemo propheta in patria”. Dovremmo aggiornarci alla civiltà del Bar Sport: “omnes prophetae in patria”.

Mi è stato dato di sfuggire ai primi scomposti ululati dell’italiota stampa delle larghe intese, con i soliti acuti strazianti del “manifesto”, ma ho ampiamente recuperato nei giorni successivi. Ero in volo quando la vittoria impossibile di Donald Trump, il candidato anatemizzato dall’universo mondo (che poi è solo quello nord-occidentale e nemmeno un settimo dell’umanità ) manco fosse Dart Fener, da ipotesi onirica si materializza in fatto, solido quanto le Montagne Rocciose che hanno contribuito a produrlo. La bomba Trump, hybris distopica per lo stato di cose esistente, mi è esplosa dagli schermi di un albergo a Berlino dove mi trovavo per l’invito a un talkshow televisivo. Prima della autoproclamata “comunità Internazionale” (in sostanza la NATO) a riprendersi, una Angela Merkel improvvisamente ritrovatasi senza tutor e, dunque, malferma, assicura al neo-eletto collaborazione, ma gli pone anche una non lieve condizione-auspicio: “purchè ci uniscano i nostri valori”. Che elenca: libertà, democrazia, solidarietà, diritti umani, pace. E che dalla metalingua dei palazzi vanno tradotti in controllo sociale tramite minaccia terroristica, manipolazione dei cervelli tramite monopoli della comunicazione, trasferimento della ricchezza dalla base alla vetta della piramide, autodeterminazione per l’élite, un po’ per i LGBTQ e per nessun altro. Apocalisse per chi non ci sta o, comunità o individuo, è semplicemente di troppo.

lunedì 7 novembre 2016

Richiuso l’armadio di Hillary


Chiosa urgente al precedente articolo:

MA QUALE HILLARY, MA QUALE  OBAMA, MA QUALE TRUMP,
E’ LA CUPOLA BELLEZZA !
Tutto quello che vorreste sapere sulla candidata della criminalità organizzata globalista e che il “manifesto” non vi ha mai raccontato



Il ripensamento del direttore dell’FBI, che l’altro giorno aveva denunciato 650mila email di Hillary segretaria di Stato scoperte dai suoi agenti nel computer di Anthony Weiner, marito zozzone e pedofilo del braccio destro di Hillary, la sorella musulmana-sionista Huma Abedin, ha fatto invecchiare nel giro di 24 ore la relativa parte del mio ultimo articolo, sopra nominato.

Ma anche no. Penso che quanto ho detto della bomba lanciata da Jim Comey sul mostro-femmina, candidato a sconvolgere il mondo, resti tuttora in piedi. Email di Statoin gran parte secretate,scambiate su server privato, tra tre personaggi manifestamente corrotti e con tendenza al professionismo criminale: massimo delitto per un rappresentante delle istituzioni, altro tradimento, a prescindere dal tasso criminale dei contenuti.
Avevo congetturato che la cupola mondialista, ridefinita Pinnacolo della piramide, si era accorta che un personaggio con un armadio talmente zeppo di scheletri e carogne putrescenti da sembrare il cimitero romano del Verano si sarebbe trascinato dietro per tutto il mandato una tale grandinata di inchieste, procedimenti  giudiziari, indagini giornalistiche, gragnuole di sospetti, imperversare di gole profonde, da rendere una conduzione dell’impero altamente precaria e inefficace in vista degli obiettivi programmati. E che di conseguenza aveva istigato il capo dell’FBI a fare quello che ogni decente poliziotto avrebbe comunque dovuto fare. A rischio di trovarsi poi tra i piedi, e da far eliminare dal solito incidente, o scemo solitario, quel tipo rozzo e imprevedibile, ostico all’intero establishment militare, bancario, multinazionale, della criminalità organizzata globalista (come conferma perfino l’avversione al tipo espressa con rara virulenza dal "manifesto”).

Ora Comey s’è rimangiato tutto, rifilando a un mondo tra l’attonito, lo sbigottito, il rassegnato e il decerebrato, la seconda bufala, dopo quella con cui aveva fermato l’inchiesta sulla belva umana perché le sue manchevolezze erano solo di “grave trascuratezza”. Ha affermato, senza arrossire o essere seppellito da risate omeriche corali peggio di un tornado, che nei tre giorni, tra quando aveva rivelato la scoperta delle 650mila mail nell’improprio laptop del maniaco sessuale e ieri, tutte le 350mila mail erano state esaminate e che nulla di sconveniente vi era stato trovato. E tutti, soprattutto coloro che alle corna del satana Hillary avevano appeso le proprie ghirlande di fiori e gli ex-voto per grazie ricevute e da ricevere, se la sono avidamente bevuta.

Ora i casi sono due. O Comey e i suoi agenti sono qualcosa tra Speedy Gonzales e Superman e si sono letti, controllati e indagati, ben 650mila messaggi in tre giorni e davvero non vi hanno trovato nulla degno di approfondimento, o Comey ha – doverosamente, saggiamente  – interpretato l’intimazione dell’attuale reggitore del moccolo della Cupola, Obama, “Non esagerare con Hillary, è la nostra unica speranza”, come avvertimento perentorio e definitivo. A uno che dirige l’FBI è più chiaro che a chiunque altro che distruggere “l’unica speranza” di coloro di cui qualsiasi presidente degli Usa è burattino e portavoce significa finire male, malissimo. Significa finire. Ne ha avuto già sentore anche l’immarcescibile Trump, con le 13mila minacce di morte che dice gli siano arrivate.
Per chi avesse qualche dubbio, sarà istruttivo aprire questo link e vedere cosa capita a chi pesta i piedi alla cosca Clinton.


https://aurorasito.wordpress.com/2016/09/09/una-scia-di-morte-oltre-100-persone-vicine-ai-clinton-morte-in-modo-sospetto/

domenica 6 novembre 2016

MA QUALE HILLARY, MA QUALE OBAMA, MA QUALE TRUMP, E’ LA CUPOLA BELLEZZA ! Tutto quello che vorreste sapere sulla candidata della criminalità organizzata globalista e che il “manifesto” non vi ha mai raccontato.

Non è Photoshop.

Questo paese, non essendo mai stato protagonista, se non due millenni e mezzo millennio fa, rispettivamente Roma e Firenze, vive di tifo per gli altri ai quali si accoda da subalterno sistemico: Guelfi e ghibellini, Napoli e Juventus. L’italiano è abilissimo a convincersi di crederci, anche se poi l’intero gioco viene condotto da un miliardario cinese, o, più in alto, da una combriccola mafiosa (FIFA, UEFA, CONI) più vicina alle stelle e strisce che sventolano sulle banche che alle stalle dove sta lui. Così, nella congiuntura abietta della campagna elettorale americana, una cosa mai vista, tanto moralmente lurida e giuridicamente criminale da fare apparire un circolo di boy scout la ‘drangheta. Un sistema elettorale che sta alla correttezza e alla trasparenza come Totò venditore della Fontana di Trevi sta al settimo comandamento, o come Sindona sta a Giorgio Ambrosoli. In ognuna delle ultime tre tornate è finito in brogli grazie a un’impresa di conteggio elettronico dei voti ampiamente manipolabile e manipolato, ma collegato ad altissime figure dell’establishment.

venerdì 28 ottobre 2016

LE GALLINE DI AMADORI COME GLI UMANI DI HILLARY



Queste sono le condizioni degli allevamenti delle galline in Messico. Vi posso assicurare, perchè a suo tempo ne ho tratto un servizio per il TG3, che gli allevamenti di Amadori e di altri grossi "fabbricanti" italiani ed europei di polli al polistirolo trattano queste creature alla stessa maniera: sotto luce perpetua, in una gabbia larga un foglio di quaderno, su grate che lacerano le zampe, gonfie di antibiotici contro le patologie di cui soffrono per la perdita di immunodeficienza da dolore e disperazione. Gli si sega il becco perchè, impazzite, non si squarcino. Roba tossica per il consumatore, il che è il meno giacchè ci si potrebbe anche rifiutare di consumare questa carne malata. Roba al livello di come Hillary considera e prevede di trattare gli esseri senzienti formicolanti fuori dal suo compound. E peste colga chi mi viene a dire che, nel momento in cui l'Isis crocifigge uomini e stupra donne su mandato dei suoi inventori e curatori che fanno cose analoghe con le bombe, occuparsi di galline, o di qualsiasi altra creatura vivente non umana che noi sistematicamente seviziamo, è scandaloso. Non si gradua il rispetto per i viventi, piante comprese. Sennò si finisce come i popoli eletti, talmudisti in testa, americo-eccezionalisti a seguire. Cioè licantropi: nè bestie, nè esseri umani.
Fulvio



domenica 23 ottobre 2016

GIORNATA NO RENZI NON SOLO



Piccola galleria fotografica del NO RENZY DAY (Chissà perché non si poteva dire “Giornata No Renzi”) a Roma, il 22 ottobre.


Opportunamente, al tema della cacciata dello sparaballe fascistizzante  si è aggiunto da parte dei più lungimiranti  il No Nato e No Guerra indirizzato a lui, sguattero, e ai suoi mandanti stragisti a 360 gradi, nel nome dei popoli da questa banda martirizzati: Siria, Iraq, Libia, Yemen, Afghanistan, per parlare solo di quelli più in vista.

Generosa, ma inadeguata, la partecipazione numerica, calcolata in 30mila (dagli organizzatori!) bravi e buoni, ma terribilmente sproporzionati rispetto al tema che coinvolge insieme la salvezza dell’Italia e del resto del pianeta.

Stridentemente incoerente e ossomorica la partecipazione di gruppuscoli pseudotrotzkisti, come Sinistra Capitalista e Partito Comunista dei Lavoratori, che, per quanto ormai vetusti, o forse per questo, non capiscono che cacciare Renzi e cacciare Assad, o, prima, Saddam, Milosevic e Gheddafi,  è un corto circuito  che equivale a mettere insieme il diavolo e l’acqua santa.


Un paradosso alla sublime potenza è quella della micromonade “Con Tsipras per l’altra Europa” , dispersa tra i piedi dei marciatori di vari spezzoni, che invocava la dipartita di Renzi nel nome di quel Renzi al cubo che ha raso al suolo il suo paese e s’è mangiato vivo il suo popolo su mandato dei licantropi di Bruxelles, Francoforte e Washington.
Paradosso non dissimile da chi, nell’impareggiabile foglietto cripto-Nato “il manifesto”, sa comporre nella stessa comunicazione al volgo e all’inclita il sostegno convinto e vigoroso al Venezuela sotto attaccato Usa e quello, non meno convinto e vigoroso a Hillary Clinton che, da segretaria di Stato, ha fatto di tutto per un regime change a Caracas e ora, da prossimo presidente Usa, la tempesta di promessa di destabilizzazione e caos, nel quadro del cataclisma guerresco che promette al pianeta intero.

Contraddizioni in seno al popolo? O in seno alle quinte colonne?


Aggiungiamo in coda, ma non incoerentemente, un vibrante plauso alla Vallonia, al suo popolo e ai suoi dirigenti socialisti e verdi che hanno bloccato l’avanzata sull’Europa del CETA, trattato di libero scambio UE-Canada, cavallo di Troia per i successivi trattati da inverno nucleare postdemocratico imperialista “TTIP e TISA”. Dopo i trucidi trogloditi britannici, che hanno liberato il loro paese dalla morsa del rottweiler (chiedo scusa a tutti i rottweiler) necro-euro tramite Brexit, e ora grazie ai valloni del Belgio, forse qualcuno si renderà conto che è l’ora e che conviene lavorare per l’Italexit.