domenica 1 gennaio 2017

ISTANBUL E DINTORNI. IL PUNGIGLIONE DELLO SCORPIONE PESTATO - Guerra a Mosca prima che arrivi Trump.


Indipendentemente da quanto ci verrà propinato dalle varie fonti interessate e dai soliti prestigiosi analisti al soldo, materiale o morale, delle note centrali di disinformazione, la mattanza di questa notte a Istanbul (39 morti, 70 feriti, per ora) si inserisce logicamente nello tsunami di russofobia scatenato dai perdenti della contesa elettorale statunitense, i neocon e tutta la consorteria che si fa rappresentare da Obama-Clinton, bloccati nella strategia della guerra alla Russia (che forse verrà sostituita da un'accentuata bellicosità verso la Cina e forse no, ma intanto scompagina tutti i piani del partito antirusso).


Una strage vicaria, per far sanguinare i russi
Non importa chi ci verrà rifilato come esecutore della strage, curdi o jihadisti dell'Isis lo sono di prammatica in Turchia. Come nel caso degli attentati in Occidente, attribuiti a islamisti che però si rivelano tutti sbevazzoni, puttanieri, puttane e spacciatori laicissimi,  si tratta di lanzichenecchi mercenari dell'Occidente e di Israele. per quanto singolarmente questi sicari e pali possano essere convinti (stati convinti) di lavorare per una causa loro. Chi ha inferto questa mazzata all'imperio di Erdogan non può che essere chi dissente dalle sue più recenti mosse di avvicinamento alla Russia e di intesa con Mosca e Tehran sulla Siria. Sulla natura e sul comportamento del velleitario sultano turco restano vaste zone d'ombra e di ambiguità, troppo recente essendo il suo ruolo Nato di ufficiale pagatore, armatore, addestratore e rifornitore del terrorismo jihadista inteso a frantumare Iraq e Siria.Tuttavia un risultato concreto, in forte controtendenza rispetto a questa linea, è il vertice di Mosca tra russi, turchi e iraniani che ha tagliato fuori coloro che si consideravano i più poderosi  e titolati protagonisti del Nuovo Medio Oriente-Grande Israele, Usa, Israele, Arabia Saudita e Qatar e ha imposto una tregua alquanto funzionante e la prospettiva di un negoziato risolutore in Kazakistan che – horribile dictu - non preveda la rimozione di Bashar El Assad. Ma elezioni dalle quali, come al solito, uscirebbe vincitore a mani basse. Poi, ciliegina sulla torta , il Consiglio di sicurezza che approva una risoluzione russa a conferma delle condizioni di tregua stabilite a Mosca. Momentaccio per i criminali di guerra. Stelle che si sbracciano per Putin.

Il Nuovo Medio Oriente sbucciato
Anatema per gli esclusi, che si vedono sconvolto un assetto della regione, e quindi degli equilibri geopolitici, preparato con grande cura ed enorme impegno di mezzi. Aggiungiamo a questa sberlona, il rapido sciogliersi di un tessuto di alleanze, clientele e dominio nell’area in questione e non solo: l’Egitto, perno storico, demografico, economico, strategico e geopolitico dell’intera regione, che si schiera con Putin e Assad e orienta la gestione della Libia a scapito delle brighe neocoloniali occidentali travestite da ONU; la stessa Libia dove il filo-egiziano e filo-russo generale Haftar ha appena costretto il pagliaccetto di polistirolo Serraj a subordinare le sue istanze a quelle ormai consolidate della coalizione Egitto-gheddafiani-Tobruk (unico organismo eletto dai libici) su rotte e terminali petroliferi e l’intero sud del Fezzan. Poi l’Algeria che se ne esce dal riserbo e trova l’aria che circola favorevole a espressioni di indipendenza, difende la sovranità di Damasco e, mediando tra Serraj e Haftar, rafforza la credibilità del generale nazionalista come interlocutore imprescindibile. Del piccolo, povero, marginale, disarmato e bloccato Yemen  e della sua resistenza popolare non si riesce ad avere ragione né con le bombe italo-saudite, né con i droni Usa, né con il logoro strumento Al Qaida, né con un embargo genocida. Mezzo mondo arabo sunnita forma un fronte comune con l’arco scita. Satrapi del Golfo isolati e, come sembrerebbe, ridotti al silenzio. La Turchia pare aver raccolto la ciambella di salvataggio lanciata da Putin. Roba da far impazzire il più velenoso degli scorpioni.

Dagli “hacker russi” a noi tutti
A livello di comunicazione si è reagito con la forsennata campagna antirussa, fondata sulla del tutto indimostrata, anche un po’ cretinetta, fola della Cia che Putin in persona avrebbe hackerato i contenuti dei siti del Partito Democratico, evidenziandone le porcate a detrimento di Sanders e favorendo così la vittoria di Trump. Come effetto collaterale della psicosi suscitata circa la manipolazione che un potere esterno avrebbe effettuato sulla conoscenza, coscienza e scelta degli americani, sono stati collocati in simbiosi con i manipolatori russi tutti coloro che diffondono "fake news", cioè notizie e valutazioni   difformi dalle vulgate "ufficiali" e agli autori di queste  sgradite. E, colossale bue che dà del cornuto al ciucciarello, il menzognificio del sistema si è lanciato in una campagna di criminalizzazione della rete e dei suoi siti indipendenti tesa a sopprimere qualsiasi comunicazione non approvata dal finalmente costituito orwelliano "Ministero della Verità". Caccia maccartista alle streghe della controinformazione partita dal Congresso Usa, e subito rilanciata da clienti e vassalli: parlamento europeo, Bundestag tedesco e, da noi, dal grottesco Pitruzzella, capo dell'Autorità Antitrust (che con l'informazione non c'entrerebbe una mazza), il quale vaticina la cattura e messa a silenzio di tutti noi che violiamo le regole di una buona informazione diventata monopolio di Stato e fonte obbligatoria di abbeveramento. Caccia alle streghe alla vaccinara, ma non per questo meno pericolosa.

Dall’assassinio dell’ambasciatore alla mattanza del Reina Club: bersaglio Mosca
All'interna di una siffatta atmosfera di isterismo collettivo, si colloca come logica successione l'assassinio dell'ambasciatore russo ad Ankara, avvertimento al "rinnegato" e ai suoi nuovi partner in procinto di incontrarsi a Mosca per risolvere la questione siriana in modo da recidere gli artigli degli avvoltoi. Il fatto che la pesantissima mossa non abbia tuttavia distolto gli intimidendi dai loro propositi, ha suscitato nell'agonizzante e putribondo grumo bellicista nella Casa Bianca una tale esplosione di collera e frustrazione da fargli ordinare l'espulsione, all'evidenza del tutto dissennata e puramente strumentale, di quasi 40 funzionari diplomatici russi. Mossa meravigliosamente controproducente e che ha offerto alla raffinata saggezza di Putin l'occasione per una figurona mondiale di eleganza e superiorità: niente espulsioni di statunitensi per rappresaglia, anzi inviti e doni natalizi agli ambasciatori occidentali e alle loro famiglie. Dio acceca coloro che vuol perdere.

E' da qui che parte l'ultima reazione di una banda di scorpioni pronta a giocarsi il tutto per tutto con un attentato stragista come quello di Istanbul. Il tutto per il tutto perchè o Erdogan, terrorizzato da chi ha dimostrato di poter far saltare per aria ogni cosa, dalle Torri Gemelle alle discoteche e redazioni parigine ai mercatini di Natale berlinesi e al 14 luglio sul lungomare di Nizza, si ravvede e torna all'ovile, con tanto di rinnovato vigore turco-jihadista anti-Assad, o per lui sarà armageddon. Ma come? Bombardandolo da Incirlik? Quanto a rimuoverlo con un putsch, che lui diceva attribuibile agli Usa (io non ci credevo,ma forse mi ricredo), s’è già visto che non è andata. Un assassinio? Ci vorrebbe lo specialista Mossad. Chi la durerà? Di Erdogan non c'è troppo da fidarsi, se non che, opportunista rotto a qualsiasi cambio di casacca, si pieghi ai nuovi, inediti rapporti di forza geopolitici che, come s’è visto, sfavoriscono i suoi vecchi soci e padrini Nato-Saudi-Israele. Per loro la partita pare mezza persa e, comunque, ancora una volta non vinta (come in Afghanistan, in Somalia, in Libia, in Iran…). Erdogan, che è pazzo, ma non scemo, lo sa.

Terrorismo? E’ la globalizzazione, bellezza!
Aggiungo qualche considerazione sulla strategia dei nuclei terroristi facenti capo all’élite mondialista, detti negli Usa anche “Stato profondo”. Si possono individuare due fasi del terrorismo che ha accompagnato il processo della globalizzazione. Il terrorismo che doveva spianare la strada alla globalizzazione neoliberista e militarista all’offensiva e dunque doveva sostituire nella consapevolezza del 99% dell’umanità massacrata da quel processo il nemico artificiale islamista al nemico vero mondialista. E siamo nella fase dei grandi attentati di New York, Londra, Madrid, Bali, Amman, Mumbai. Con le stragi di Parigi, Boston, Bruxelles, Monaco, Berlino, ieri Istanbul, gli operatori di tutte queste False Flag, pur mantenendo in piedi il golem islamico  che colpisce prevalentemente comunità occidentali e cristiane (ma non solo, vedi il terrorismo di vendetta alla sconfitte militari che imperversa a Baghdad e Damasco), ora sulla difensiva, puntano a riattaccare i cocci di una globalizzazione che si va sfaldando.


Il nuovo baubau: Putin cum populisti
La chiave inglese gettata negli ingranaggi del progetto di schiavizzazione mondiale è russa, ma molta sabbia vi è finita anche per mano dei popoli resistenti in Medioriente e, per quanto riguarda l’Occidente l’emergere dei grandi movimenti che i globalisti e i loro utili idioti e amici del giaguaro di una pseudosinistra pseudumanitaria ed effettiva quinta colonna infiltrata tra chi la globalizzazione l’ha sgamata e vi resiste, chiamano “populisti”, “ultradestra”, “razzisti”, “xenofobi”. Epiteti, comodamente applicabili a settori decerebrati dalla paura per il collasso delle proprie prospettive di vita decente e indotti alla guerra tra poveri. Ma che, con molta maggiore ragione, andrebbero indirizzati a chi, alla ricerca del dominio e dell’omologazione mondiali, nel nome della retorica dei diritti umani e della democrazia già annientati a casa propria, perpetua la sua eterna vocazione al colonialismo e rade al suolo stati nazione, sovranità, identità, vuoi con le guerre che spopolano, cancellano culture e civiltà, provocano destabilizzanti e alienanti  migrazioni di massa, vuoi con frantumazione della coesione sociale mediante armi culturali e tecnologiche. Chi più populista e razzista dei superkiller Obama, Blair, Hollande, Juncker, Merkel, del Bergoglio che agita il dito ad Assad e mai a qualcuno delle nostre parti e, nel nostro piccolo, dei quaquaraquà Renzi, Napolitano, Mattarella?

Oggi alla minaccia islamica si è sovrapposta quella russa che, non a torto, è vista come innesco delle esplosioni anti-sistema, “populiste”, che serpeggiano da un lato all’altro dell’Atlantico con la vittoria di Trump (prescindendo da chi sia e cosa farà), la Brexit, la rivendicazione di altre liberazioni dalla garrota UE, una sempre più percepibile tensione di massa verso l’Eurexit e la propria liberazione nazionale. Ne è stata espressione sicuramente, a livello istintivo, perlopiù, anche il No al referendum che ci voleva togliere., con la Costituzione, un residuo di sovranità.


Terrorismo, arma suprema del capitalismo
Un marxista di razza come Diego Fusaro, rivendicatore contro UE, euro e globalizzazione della nostra sovranità nazionale e demistificatore dell’arma imperialista che sono le migrazioni, parafrasa Lenin affermando, a mio avviso con ragione, che l’arma suprema del capitalismo è il terrorismo. Nota giustamente che gli attentati “si abbattono sempre e solo sulle masse subalterne, precarizzate, supersfruttate … e mai suoi luoghi reali del potere occidentale, banche , centri della finanza ecc.”. Aggiunge che il terrorismo dinamitardo vuole spostare lo sguardo dalla contraddizione principale, dal terrorismo quotidiano del capitalismo finanziario, a quello fabbricato islamico. E’ evidente che a questo obiettivo si affianca quello del paradigma securitario, come lo vediamo in questi giorni elevato a livelli parossistici nelle capitali europee con il pretesto del povero tunisino Amri. Agnello sacrificale, come tanti altri prima di lui,  miracolosamente scampato a tutte le telecamere berlinesi, miracolosamente identificato due giorni dopo grazie al solito documento ritrovato, miracolosamente passante inconsapevole abbattuto da due poliziotti nazisti senza tentare di arrestarlo, giacchè, come in tutti gli attentati, “uomo morto non parla”.  Grazie all’ennesimo Amri, alle vittime incazzate della globalizzazione, ai “populisti”, paura, controlli, manette. E i pernacchi del “manifesto”.

Va però detto che il terrorismo dello “Stato Profondo”, le innumerevoli False Flag tutte uguali, oltre a fornire ai complici governanti di paesi subordinati gli strumenti per la repressione delle opposizioni, possono avere anche lo scopo di destabilizzare governi e gruppi dirigenti che si vedano tentati da giri di valzer fuori dall’orbita imperialista. O che, semplicemente, vadano messi sull’avviso a prescindere. Se è dubbio che questo aspetto possa valere per la Francia e, ancor meno, per l’indispensabile pilastro atlantista tedesco (ma chissà cosa succede nell’ombra delle cancellerie e dei rapporti economici), mi pare che invece possa valere per gli ultimi episodi terroristici in Turchia, l’ambasciatore russo e la carneficina nella discoteca di Istanbul. Erdogan, avendo spazzato via circa 100mila potenziali critici, di suo ha già sufficienti strumenti per imbrigliare eventuali opposizioni di massa (che peraltro non appaiono all’orizzonte, anzi). Questi episodi sanguinosi non gli fanno bene, non rafforzano il ruolo autoassegnato di restauratore ottomano e, forse, e qui mi ricredo circa quanto ho pensato prima, vanno messi nella stessa categoria del tentato colpo di Stato.

Informare, contraddire, rivelare. Finchè si può.
“Arma suprema del capitalismo”. Arma finale contro la quale non s’è ancora trovato alcun antidoto, alcuna difesa. Ma sul campo uno c’è. E’ l’informazione non di regime, e il coraggio di chi sa, ha scoperto le coordinate, ma non ha ancora parlato, documentato, provato. E’ la crescita di uno schieramento che studia ed esce allo scoperto. Rendendosi conto che rischia. E’ contro di lui che è partita la guerra alla verità, quella parallela alle bombe sulle centrali della comunicazione nei paesi da obliterare, la guerra alle “fake news”, partita ancora una volta, come tutte le aberrazioni, dagli Usa, e subito scimmiottata dagli sguatteri. Una volta che l’ondata delle contestazioni inoppugnabili al falso dell’11 settembre avrà raggiunto la massa critica per farne il punto di non ritorno, si potrà vedere la luce in fondo al tunnel. Hic  rhodus, hic salta. Per questo, cari amici che mi invitate alla moderazione e alla riconciliazione, ritengo inaccettabile tra noi chi cade nelle trappole – o le fa sue -  che il “Deep State” appronta lungo il cammino della rivelazione. Tipo chi  confonde le acque con le società civili, i diritti umani, le accoglienze indistinte, le “dittature”. Tipo quelli che ad abbattere le torri sono stati piloti dirottatori. E perlopiù sauditi.

Follia russofobica, ambasciatore ucciso, strage a Berlino, diplomatici espulsi, ambasciatore ucciso, strage a Istanbul… da qui al 20 gennaio, insediamento di Trump, la vedo brutta. E anche dopo non è che ci sarà tanto da divertirsi.


13 commenti:

alex1 ha detto...

http://video.corriere.it/strage-istanbul-antonio-ferrari-perche-turchia-paga/e87ade6e-d046-11e6-a287-5b1c5604d8ca?intcmp=pastiglione_lato_hp&vclk=pastiglione_lato|strage-istanbul-antonio-ferrari-perche-turchia-paga
Il politologo Antonio Ferrari spiega lucidamente, senza parlare di "attacco alla civilta'", allo "stile di vita occidentale", l'attentato si Istanbul: sarebbe nient'altro che un logico costo della "virata politica" di Erdogan verso Putin diventato "alleato" ed il presidente Assad come "quasi amico". Un semplice costo dell'ambiguita' di Erdogan. Che poi a pagarlo siano una trentina di ignari cittadini che festeggiavano il capodanno non viene esplicitamente precisato.

Anonimo ha detto...

E come danno noia i commenti non allineati.Basti pensare al ricorso di quello che vorrebbe essere un dispregiativo :"leone da tastiera",ogni volta che si tocca qualche nervo scoperto.
Propongo la fondazione della Brigata dei Leoni da Tastiera con lo scopo di diffondere il piu' possibile quelle che forse non saranno Le Verita'.Ma quelle che ambienti seriosi definiscono pomposamente "analisi"sono interpretazioni che ognuno di noi,dotato di buonsenso e di una buona cultura generale,puo' fare meglio di qualsiasi merda prezzolata dell'informazione "ufficiale".Sempre pronti a fare da grancassa alle notizie infondate,purche' provenienti dai loro padroni.E poi queste merde si meravigliano che la gente non creda piu' alle loro cazzate.Ho usato il termine "merda" perche' prostituta o puttana mi sembrava un titolo nobiliare rispeto alla loro attivita'.Con buona pace dei "giornalisti" che rispondono stizziti quando si mette in dubbio la loro "professionalita'",la stessa con gli stessi soggetti ci allietano dai tempi di Craxi ...
Luca

jabul ha detto...

Molto interessante come sempre i tuoi commenti. Mi permetto di fare solo una piccola nota: non si tratta del pungiglione dello scorpione ... ma della testa del serpente.
Ciao alla prossima.

Anonimo ha detto...

trovo che mai come in questo caso la rete rispecchi fedelmente la realtà quotidiana,di fregnacce sulla strada se ne ascoltano da mattina a sera ed ognuno di noi è libero di credere o meno,che i perdenti se ne facciano una ragione se a volte qualche balla aiuta questo non può valere solo per una parte

Luigi Montemurro ha detto...

La ricostruzione del senso andrebbe però fatta seguendo un paradigma storico. Prima di una certa data il terrorismo, inteso come determinate agenzie e sigle islamiche al servizio del terrore sembrano essere più vicine ai russi e al mondo sovietico (Br,Olp,Gheddafi,Carlos e sigle varie ecc).Non credo che Putin e i vecchi compagni della Lubjanka abbiano cancellato i numeri dalla rubrica una volta a capo della nuova Russia, nè abbiano dimenticato di come opera una centrale di disinformazione. Gli attentati in Turchia inoltre ci sono stati anche quando Erdogan fronteggiava apertamente Assad. D'altra parte anche gli Usa si sono dotati di quest'arma alternativa allo schema del Golpe militare che ha decisamente poco di democratico.I primi test in Italia coinvolgendo mafia e giovani di estrema destra, definitivo ingresso nel sottomondo terrorista con l'avventura afgana dei mujhaiddin, Bin Laden e parenti sauditi.
In sintesi entrambi i blocchi gestiscono eserciti, alleati e agenzie del terrore con cui attaccano i nemici esterni o interni. In Italia dovremmo saperne qualcosa in quanto a giri di valzer pagati a suon di bombe e omicidi eccellenti.

Fulvio Grimaldi ha detto...

Montemurro@
Vecchio ed elementare strumento di depistaggio e nebulizzazione quello di mettere tutti sullo stesso piano. Dimenticandoti peraltro, significativamente, della madre di tutti i terrorismi, Israele. BR, creatura deforme da subito manipolata dalla Cia contro le sinistre, Moro, i magistrati di sinistra. Olp e Gheddafi possono essere qualificati di terrorismo solo se uno ha i neuroni al guinzaglio di Mossad e Cia. Non esiste un episodio di terrorismo sui civili attribuibile all'URSS o alla Russia di oggi. Mentre tutti gli altri recano lampeggianti firme di Cia, Mossad e subalterni servizietti domestici, tipo Piazza Fontana, e le bombe 1992-1993. Depistaggi e provocazioni meriterebbero penne più raffinate.

Luigi Montemurro ha detto...

Chiederò al Mossad di sottopormi a un corso di formazione più specifico allora.Dovrei avere il loro numero da qualche parte....ahahah

roberto ha detto...

ciao Fulvio, ottimo articolo, come sempre. Complimenti per il docufilm sull'Eritrea, veramente bello. Tornando a noi, preferisco aspettare il 21 gennaio, quando potrò dire quello che penso sul presidente dei cow-boys. Fino ad allora potrei essere perseguito per oltraggio a capo di stato straniero
Ad maiora!

Mauro Murta ha detto...

Rilassati Montemurro, qui nessuno ti accusa di essere del Mossad. Per mettere in moto quelli come te basta convincerli che qualcuno vuole togliere loro NCIS, Madonna e le M&Ms.

ken shiro ha detto...

Caro Fulvio, ennesimo capolavoro!!!
Seguo te ed alcuni altri blog di (contro)informazione da tempo, e non commento quasi mai..
Devo riconoscere che oltre alla sostanza di quanto dici (cosa che vi accomuna in questa battaglia per la verità) di te mi piacciono la prosa pirotecnica ed intrigante (non dissimile da quella della blogger Barbara Tampieri) e la genuinità ed umanità (sempre in difesa dei vinti dalla vita) che traspaiono dalle tue parole, umanità che confermi con la tua disponibilità a rispondere ai commenti.
Al netto di qualche differenza di vedute (soprattutto circa la tua fiducia nei 5 stelle, in particolare nei loro vertici), la tua voce è un punto di riferimento per me.

Lunga vita!!

ken shiro ha detto...

Perdonami Fulvio, in realtà volevo lasciare il mio ultimo commento sull'ultimo tuo post, in cui ti sei veramente superato secondo me.

Fulvio Grimaldi ha detto...

ken shiro@
Grazie per l'incoraggiamento e il generoso apprezzamento. Sui 5 Stelle la mia possibile deformazione politica potrebbe derivare dal fatto che, girando l'Italia e parti del mondo per vedere e raccontare le cose in difesa, come dici tu, dei vinti (o non ancora vinti) ho trovato solo, per quanto riguarda forze parlamentari italiane, i 5 stelle, grandi e piccoli, al fianco dei vinti o da vincere. Che si tratti dei No Tav, dei No Muos, dei No Triv, dei NO cemento, dei No banche, di sanzioni alla Russia, di guerra alla Siria, di balle dei media. Non mi è parso poco. Ciao.

ken shiro ha detto...

@Fulvio
Io son convinto della buona fede degli attivisti e dei militanti e di tante loro lodevoli iniziative, poi però ti arrivano le mazzate: "il M5S Europa vuole aderire all''ALDE"