venerdì 19 maggio 2017

SIRIA, A CHI LE ZONE NEUTRALIZZATE? AI LORO!




A questo link trovate un impressionante reportage video, prodotto da una società degli Emirati Arabi Uniti e realizzata da alcuni giornalisti che sono entrati sotto falso nome nella provincia di Idlib e ne hanno ripreso in segreto la presenza dei jihadisti e la vita della popolazione. Per farlo hanno rischiato carcere e vita.

La provincia, ora una delle quattro cosiddette zone di “de-escalation” (riduzione del conflitto) predisposte in Siria da Russia, Iran e Turchia, viene descritta dai media come sotto totale controllo del Free Syrian Army, Libero Esercito Siriano, descritto in Occidente come la componente “moderata” dell’opposizione al governo siriano. E’ formazione sotto stretto controllo di Ankara.

La realtà riscontrata dagli inviati è una drastica negazione di tale descrizione. Come dimostrano i quartieri generali, gli uffici, le scritte e i posti di blocco in tutta la grande provincia al confine con la Turchia, il controllo quasi assoluto è esercitato da Al Qaida, nei suoi vari alias, Jabhat Al Nusra o Fatah Al Sham, insieme ai suoi alleati integralisti di Ahrar Al Sham e del Partito Islamico Turco. Il FSA è del tutto irrilevante, come si vede dalle mappe dei posti di blocco lungo gli itinerari dei giornalisti. Serve da copertura alla perfetta identificazione delle potenze attaccanti con i terroristi jihadisti.

Le forze d’occupazione sono nella stragrande maggioranza straniere, perlopiù cinesi Uighuri e islamisti delle repubbliche turcofone dell’Asia centrale. Militanti siriani da costoro addestrati sono una netta minoranza. Le condizioni di vita della popolazione sono imposte dalla Sharìa e segnate dal terrore e dalla miseria.

Negli ultimi tempi, quando si profilava la costituzione delle famigerate zone di “de-escalation”, ovviamente preludenti alla spartizione della Siria come programmata in Occidente da molti decenni a questa parte e contro la quale il popolo siriano, sotto la guida di Bashar El Assad, si è battuto eroicamente per oltre sei anni, Al Qaida, d’intesa con i protettori turchi, ha cercato di darsi una fisionomia più moderata, attraverso trucchi cosmetici come la rimozione della scritte più estremiste e brutali e della firma di Al Zawahiri, capo dell’organizzazione mercenaria messa in campo da Usa, Turchia e  Israele.

Con la costituzione delle aree di de-escalation, concordata con i macellai turchi della Siria, Idlib è sottratta al diritto del popolo siriano di liberare l’interezza della sua terra. Vale per i territori rapinati dai curdi sotto protezione Usa e per le altre zone lasciate in mano ai jihadisti.

Zone di “de-escalation” o “tana per tutti”, purchè terroristi al servizio degli Usa?

Nel frattempo ultime notizie ci confermano l’accanimento bombarolo degli Usa e della loro coalizione, nel silenzio dei “partner nella guerra al terrorismo”, sui civili siriani e sulle truppe della liberazione. Dopo le stragi nei campi dei rifugiati siriani sul confine siro-iracheno, quelle di Mosul, quelle di Deir Ezzor, l’ultimo attacco ha colpito forze di Damasco che si avvicinavano alla zona di “de-escalation” nel governatorato di Homs, al confine tra Siria, Giordania e Iraq, località di Tanf. Sono stati distrutti carri armati, ma anche infrastrutture, macchinari da costruzione e non è noto il numero delle vittime civili e militari. All’avvicinarsi delle forze regolari, i terroristi di Maghawir Al-Thawra, già “Esercito Libero Siriano”, hanno invocato l’intervento aereo dei loro mandanti nella Coalizione a guida Usa. Tanto per capire qual è la linea di comando dei jijahidsti. Il commento di Josh Jacques, portavoce del Comando Centrale Usa: “Le forze siriane costituivano una minaccia alle truppe degli Stati Uniti e ai loro alleati”. Più chiaro di così.

Da parte di Mosca c’è stata la protesta di prammatica. L’ennesima. Ha dichiarato il viceministro degli esteri Gennady Gatilov: ”Azioni militari che portano all’aggravamento della situazione in Siria influenzano il processo politico. Soprattutto se tali azioni sono condotte contro le forze armate siriane… Ciò è totalmente inaccettabile. Si tratta di una violazione della sovranità siriana. Ovviamente, non aiuta il processo politico”.
Gli Usa si sono spaventati moltissimo e hanno chiesto scusa…..

Bella l’invenzione delle “zone di de-escalation”!


Sarebbe opportuno che qualcuno riuscisse a tradurre i sottotitoli del documento.

11 commenti:

stefano ha detto...

Caro Fulvio, il video è davvero un documento importantissimo, lo farò circolare il più possibile. All'inizio, da 0:42 a 0:51 vengono filmati alcuni slogan scritti sui muri, che naturalmente la giornalista, che parla a un pubblico arabofono, non ha bisogno di tradurre. Credo che il loro contenuto possa interessare te e gli altri lettori del tuo blog: al-mar'a kulluha 'awra hatta zufuruha "La donna è tutta vergogna da coprire incluse le sue unghie"; al-jihad bab min al-abwab al-jinnah "Il jihad è una porta per il paradiso"; al-dimuqratiyya din al-gharb "La democrazia è la religione dell'Occidente"; al-hijab ya fatat al-islam "Copritevi, o ragazze dell'Islam"; al-shi'a 'ada al-islam "Gli sciiti sono i nemici dell'Islam". Sì, direi che è il caso di tradurre i sottotitoli in italiano.
Grazie, come sempre, per il grande lavoro che fai.

Claudio ha detto...

Povero Assad, pensava di avere un aiuto da parte dei Russi ma si è illuso. Mi viene in mente un nome da accostare a Putin il quale si può dichiarare definitivamente collaboratore della cupola mondiale: Bertinotti. Un mito nelle chiacchiere da salotto televisivo che ha incantato milioni di illusi con la sua evve moscia. Prossimo giro: Iran.

Anonimo ha detto...

L'imperatore negro e' tornato in Italia , soggiornando da par suo in un lussuosisimo resort toscano.In attesa dell'immancabile cuoco di regime che imbandira' la tavola per l'imperatore ed i freudatari della periferia dell'impero.
E pensare che facevano passare per lusso immorale e sfrenato la barcaccia di Saddam Hussein, una bagnarola sulla quale l'imperatore negro mai avrebbe poggiato l'augusteo piede.Oppure le villette di Gheddafi , che l'imperatore avrebbe potuto acquistare con uno dei discorsetti sulla fame e la poverta'.Quattro bischerate da raccontare in una mezzoretta a fans adoranti, conquistati dall'andatura dinoccolata,dall'abbraccio al suo cuoco personale (massimo esperto di poverta' e climatologia,come il suo principale ...).
E pensare che la povera Mariantonietta e' stata decapitata per qualche brioches .
Luca.

Paolo Selmi ha detto...

Una Siria sotto il cartellone dei 5 km all’arrivo, in vista della volata finale.

Siamo alla fine, metaforicamente, di questa tappa. Come nel 1944 in Europa, il “nemico” è sempre più alle strette (visti gli opponenti e la falsa guerra condotta da alcuni di essi fino a oggi, le virgolette sono d’obbligo). La situazione è attualmente quella riportata in questa cartina (https://southfront.org/military-situation-in-syria-on-may-19-2017-map-update/), conquista del giorno in più, conquista del giorno in meno. Le squadre, ciclisticamente parlando, ciascuna coi suoi capitani e i suoi gregari (una descrizione per ciascuna di esse appena sotto la mappa in questa pagina http://colonelcassad.livejournal.com/3427486.html), procedono come treni a sessanta all’ora, sgomitando e tirando la volata ciascuna al proprio velocista, in vista dello sprint finale: la scomparsa dell’ISIS, maggior nemico da combattere per siriani e russi, ferrovecchio ormai inutilizzabile per la coalizione us-israel-saudita sull’altro versante. Questi ultimi sono partiti per primi, con lo sbarco “assistito” dei curdi a Tabqa, con la conseguente presa della città e della diga adiacente sull’Eufrate, e con l’attuale “attivismo” a sud del Paese. L’obbiettivo, è grosso modo quello di concludere l’anno in una situazione visibile dalla mappa che appare subito in apertura di pagina all’indirizzo appena citato. Queste, invece, le direttrici principali della campagna estiva del blocco siriano-russo-iraniano, che si è mosso subito dopo la realizzazione delle zone di decremento o diminuzione, la conseguente, fragile, tregua e la dislocazione di migliaia di uomini sui nuovi fronti (prima cartina in questa pagina, le lettere indicano gli obbiettivi in fase di realizzazione, i numeri i compiti successivi che si auspica attuare http://colonelcassad.livejournal.com/3429776.html); in estrema sintesi:
1. Occupazione della porzione occidentale e sudoccidentale della provincia di Raqqa;
2. Espulsione dell’ISIS da Homs Est e Hama Est, piena messa in sicurezza della strada Aleppo Hanasser (attualmente tagliata da continui raid dell’ISIS, classificabili come azioni kamikaze di rallentamento e disturbo che distolgano truppe dai fronti più avanzati impegnandoli all’interno nella liberazione dell’arteria principale del Paese)
3. Ricongiungimento con Deir ez-Zor.
4. Avanzamento e est di Palmira verso Abu-Kemal, con possibile ricongiungimento al confine con gli alleati iracheni.
5. Chiusura definitiva della sacca che si sta creando, a danno dei “verdi” (An-Nusra e attuali derivati), a Est di Qalamoun. Piena espulsione dell’ISIS da quella zona.
6. Avanzamento verso At Tanf, raggiungimento del confine con l’Iraq e occupazione di parte del confine con la Giordania.

(continua)

Paolo Selmi ha detto...

(segue e conclude)

Occorre, a mio parere, inquadrare in questo contesto l’attacco, per certi versi, sconsiderato degli USA verso una colonna siriana che si muoveva proprio in quest’ultima direzione, insieme a un altro, che ha fatto meno scalpore del primo ma non meno importante ai fini della definizione della linea strategica americana, diretto contro i suoi stessi alleati iracheni, colpevoli di essersi avvicinati “troppo” a zone “non di loro competenza” (http://www.difesaonline.it/geopolitica/tempi-venturi/siria-secondo-attacco-aereo-usa-bombardati-i-paramilitari-iracheni-che): attacco sconsiderato, certo. Perché indice, ancora una volta, di miopia strategica, facendo emergere chiaramente non solo gravi connivenze, per chi avesse ancora qualche dubbio, fra strategia dei “neri” dell’ISIS e strategia “alleata” in chiave antisiriana e antialawita (gli iracheni, come ricorda l’ultimo articolo citato, sono per la maggior parte sciiti), ma anche una linea che, così come individuata, ha prodotto subito importanti contromisure della controparte pro-Assad. In particolare, ne elenco due:
1. Una forte presa di posizione russa, che ha costretto gli americani a prendere in considerazione l’ipotesi di spostare la base attualmente ad At Tanf da un’altra parte (https://southfront.org/syrian-army-is-in-20-km-from-al-tanf-town-controlled-by-us-led-forces-reports/)
2. Il dislocamento di specnazy russi, ovvero le truppe speciali, a ridosso del confine siriano in chiave “dissuasiva” (fonte e foto qui http://colonelcassad.livejournal.com/3431083.html): un conto è brasare dal cielo una colonna di militari arabofoni, un altro è fare lo stesso con una colonna di russi. Non occorre aver fatto Westpoint per arrivarci, e i russi hanno fatto leva proprio su questo per chiudere la questione.

Esiste inoltre, in tutto questo, una variabile non da poco: quella turca. È stata sin da subito estromessa dalla volata finale, perché bloccata sin da subito dall’avanzata siriana a sud, dall’ingombrante Rojava curdo a est e Afrin a Ovest: il suo “scudo” si è quindi limitato a contenere il danno, bloccando de facto l’unione delle due entità curde e minacciando incursioni ai confini, legittime dal proprio punto di vista perché i curdi sono “terroristi”. Questo però non significa che uno dei suoi corridori possa mettersi, “per sbaglio”, fra le ruote di uno dei due treni principali che stanno guidando lo sprint. Vanno lette in questo senso due scelte:
1. quella di prendere parte ai gruppi di controllo della tregua nelle zone di diminuzione decisi ad Astana, quindi di metterci la faccia personalmente affinché nessuna delle parti a essa riconducibili prenda iniziative offensive verso terreni attualmente non difesi adeguatamente (causa, dicevamo, il dislocamento del grosso delle truppe pro-Assad sui fronti della campagna estiva);
2. quella di non appoggiare in alcun modo la presa di Raqqa (http://edition.cnn.com/2017/05/18/middleeast/turkey-not-participate-raqqa-offensive/). “Vi auguro il meglio”: detto in parole povere… qualche sgambetto aspettatevelo. E in una volata, anche un corridore davanti nel momento sbagliato può far deragliare il treno del velocista e rallentarne il lancio verso il traguardo, può far si che Armata Rossa e Alleati si trovino a Parigi, anziché a Torgau sull’Elba… basta poco, veramente poco.

Stiamo in campana, che l'estate è solo all'inizio.

Paolo

Fulvio Grimaldi ha detto...

Paolo Selmi@
Il buon Paolo, ottimo esperto di Arte della Guerra, ci aggiorna con i suoi dettagliati e molto ampi bollettini militari, che sono però di fonte data.A parte questo dettaglio, che però non ne inficia l'interesse, mi pare che prescindano un po' troppo disinvoltamente della politica e da altri dati molto significativi nei rapporti di forza. Già il titolo "In vista della volata finale", a meno che non intenda la fine della Siria come l'abbiamo conosciuta e amata, rappresenta, nel sorvolare sul fatto strategico del momento, le zone di riduzione del conflitto, più un atto di fede che un'ottimistica previsione. In inglese si direbbe: wishful thinking. Non so se Paolo sia mai stato in Siria. Capirebbe il grado di drammaticità e il rischio di disastro che il progetto turco-iraniano-russo comporta. Io l'ho frequentata dal 1967 fino a questa crisi inoltrata. E nessuno mi può convincere che quattro amplissimi lembi di terra siriana, arti di un corpo organico sociale, culturale, storico, progettuale, staccati dal contesto complessivo rappresentino, volata o non volata verso Raqqa, rappresentino uno sviluppo favorevole all'integrità e alla sovranità della nazione. Dopo che i siriani avevano speso oceani di sangue per allontanare i terroristi da Homs (io c'ero quando era stata liberata una prima volta), Hama, Deraa, Damasco, ecco che dopo 7 anni queste stesse terre, riprese dal nemico, sono state proclamate da turchi, iraniani e russi , enclavi autonome, intoccabili, affidate al nemico e ai suoi potentissimi armaioli e finanziatori. Non si è fatto quel che andava fatto: sostenere lo sforzo siriano per sgomberare una volta per tutte dalle periferie di queste città il carcinoma jihadista. Si sono costituzionalizzate le aree sottratte e come queste siano poi gestite lo rivela bene il reportage degli EAU sull'Idlib data ad Al Qaida, che ho messo in rete e su FB. Questa soluzione sciagurata, dettata con ogni evidenza da un atteggiamento tipo si salvi chi può, con per partner il baluardo Nato e della Fratellanza Musulmana, dovrebbe essere compensata dalla corsa verso Raqqa? Dove mai più Usa e curdi permetteranno ai siriani di arrivare prima? A Deir Ezzor, se va bene, si chiude. Sono pronto a ricredermi, a dire che ho peccato di pessimismo, di mancanza di fiducia nel genio diplomatico di Putin. Per questo, però, occorrerebbe che le quattro aree de-escalate, più Idlib, più quello che si definisce Kurdistan, vedessero sventolare sui tetti la bandiera siriana.

Paolo Selmi ha detto...

Caro Fulvio,
concordo sul fatto che il rischio sia elevatissimo. Formalmente, i sottoscrittori ad Astana hanno scritto altro, rispetto alla presa d'atto di uno status quo. Questo il preambolo:
"The Islamic Republic of Iran, the Russian Federation and the Republic of Turkey as guarantors of the observance of the ceasefire regime in the Syrian Arab Republic (hereinafter referred to as “Guarantors”):
guided by the provisions of UNSC resolution 2254 (2015);
reaffirming their strong commitment to the sovereignty, independence, unity and territorial integrity of the Syrian Arab Republic;
expressing their determination to decrease the level of military tensions and to provide for the security of civilians in the Syrian Arab Republic"
(http://www.mid.ru/en/foreign_policy/news/-/asset_publisher/cKNonkJE02Bw/content/id/2746041)
Portare, obtorto collo, una Turchia a mettere nero su bianco una cosa del genere non è da poco. Parliamo ora dello sforzo puramente bellico: la coperta è troppo corta. O a est, o a ovest. Ipotizziamo uno scenario diverso, al netto del mantenimento di un sostanziale non coinvolgimento delle forze di terra russe o iraniane: anche qui, vogliamo parlare di un'"invasione dei russi" o di una "invasione degli iraniani" a cosa avrebbero portato? All'entrata in guerra direttamente della parte opposta e alla III guerra mondiale vera e propria, non quella spezzettata che stiamo vivendo in questi anni. Quindi, la coperta è troppo corta, l'ISIS, "casualmente", si sta frantumando (anche se sta vendendo cara la pelle), ora che è attaccato da ogni parte, e sta lasciando aperte praterie. Che senza questa mossa, sarebbero sicuramente occupate dai "ribelli". A questo punto lo scenario sarebbe ben peggiore. Questa è la versione del maggiore alleato dei siriani, che ha interessi diretti nella regione e che non può permettersi di perdere anche l'ultimo avamposto rimasto in medioriente e nel mediterraneo. E chiude così, citando peraltro "roba nostra", ovvero il Rasoio di Occam (Novacula Occami) per dire che altri motivi non ci sono.
(continua)

Paolo Selmi ha detto...

(segue e conclude)
Ora però vorrei aggiungere un altro elemento: Tabqa è stata data, subito dopo la liberazione, al governatorato locale (arabo). Lo stesso i siriani sperano accada per Raqqa (http://anna-news.info/damask-nadeetsya-chto-kurdy-peredadut-emu-rakku-posle-osvobozhdeniya/). Ora, non possiamo non considerare che i curdi non si sbattano così tanto per così poco (https://southfront.org/battle-for-raqqah-preconditions-opposing-forces-forecast/). Del resto, basta ricordare il Primo coro dell'Adelchi per capire come certi messaggi siano detti per un secondo fine. E il secondo fine è questo, almeno a mio avviso: una Siria a stragrande maggioranza territoriale "ritornata a casa", avrà un potere contrattuale molto, molto diverso da quello attuale, dove se un domani i curdi arrivassero prima a Deir Ez Zor non avrebbero neppure il piacere di stringere la mano ai reparti Tigre provenienti da Palmira, visto che a ovest ci sarebbero ancora i neri. Che potere contrattuale avrebbero in quel frangente i "nostri"? Viceversa, le cose cambierebbero se Assad cominciasse a tagliare un po' di fronti longitudinalmente verso l'Iraq, creando sacche e non finendo lui stesso in una sacca. Enclave che, peraltro, oggi si è dimostrato l'unico attore in grado di risolvere, sia militarmente, sia senza sparare un colpo. Città che stanno ripulendo semplicemente "convincendo" i miliziani che
1 non c'è più nulla da fare
2 a loro non sarà torto un capello
Pullman, bagagli (le armi le lasciano lì) e via dove vogliono loro. Notizia di oggi: 25 pullman, e Al Waer è stata completamente ripulita (https://southfront.org/no-militants-al-waer-district-homs-city/). Lo stesso si sta facendo a Damasco (https://southfront.org/isis-prepares-withdraw-al-yarmouk-camp-near-damascus/). Assad, capace di fare la guerra ma anche di fare la pace. Assad che pensa al raccolto di quest'anno (notizie di questa settimana). Assad, completamente riabilitato sulla scena internazionale e unico leader oggi in grado di governare pacificamente la Siria. Questo mentre sul campo le cose procedono (https://southfront.org/tiger-forces-are-in-just-9km-from-strategic-town-of-maskanah/) e il peso specifico dei "rossi" aumenta di giorno in giorno (https://southfront.org/map-update-military-situation-in-southen-syria/). Non ti dico che sono tranquillo o sereno, ti dico solo che secondo me con le forze attuali in campo e aggiungendo così forze nuove senza troppo dare nell'occhio da parte degli alleati, l'inversione di tendenza iniziata con l'intervento diretto dei russi da settembre 2015 a oggi sta continuando e rafforzandosi.
Per il resto, stiamo in campana.
Ciao
Paolo

Fulvio Grimaldi ha detto...

Paolo Selmi@
Caro Paolo, anche se ormai stiamo pestando l’acqua nel mortaio con le nostre posizioni differenti, ho ancora pubblicato i tuoi due interventi. Alla Voltaire: non sono per niente d’accordo con la tua formidabile insistenza su tutto va bene madama la marchesa, ma ovviamente ti ospito con piacere. Però ora rischiamo di essere ripetitivi e anche un po’ estenuanti.Anche un po' assurdi quando si afferma "Assad completamente riabilitato sulla scena internazionale", nel momento in cui Trump, Sauditi, Israele e loro sguatteri occidentali nel riaffermano il carattere satanico e l'obbligo di eliminarlo.Passiamo oltre. Il mio è un blog di varia umanità e non può trasformarsi in un duello a due e neppure in un trattato di arte militare con infinite note, chiose, link, addirittura in russo. Abbiamo capito: tu ti fidi, io di meno. E con me anche tutti gli amici siriani con cui sono in contatto. Che sanno bene quanto valga la parola – che tu definisci “non da poco” di uno come Erdogan, Fratello Musulmano della Nato, che non rinuncerà mai ai suoi obiettivi Anche se il governo di Damasco deve per forza far buon viso a cattivo gioco. Prendiamo in considerazione aspetti diversi e diverse sono le valutazioni.
Ciao, Fulvio.

alex1 ha detto...

@Paolo Selmi
Mi sa che metti i desideri prima della realta'. Comunque vada sembra che la volonta' dei siriani sul futuro della Siria contera' come due di bastoni quando briscola e' coppe. Trump ha capito che se vuole sopravvivere politicamente, e non e' detto che ci riesca, deve seguire la linea Obama-Clinton-Talmudista in medio Oriente. La Russia mi da l'idea che giochi a scacchi, ma che mai rischiera' sue truppe o mezzi per difendere la Siria da attacchi esterni. D'altra parte ha gia' perso un aereo ed un suo pilota abbattuto dai caccia turchi, oltre che uno dei suoi migliori ambasciatori ucciso con grande facilita' in occasione di un incontro ufficiale. La situazione mi ricorda quella precedente gli accordi di Dayton, che benche' furono formalmente accettati da tutte le parti (anche se di fatto ufficializzavano la divisione della yugoslavia) non diedero alcuna garanzia a quelli che, nonostante la pace, continuarono ad essere "i nemici" che si videro attaccare a tradimento dai paesi Nato nel 1999 e scippare, oltre il Kossovo, anche il Montenegro. Alla faccia dei principi di Dayton, che era per il mantenimento dell'integrita' dei singoli stati (quelli "giusti", pero'). Cosi' le aree "demilitarizzate" potrebbero diventare dei santuari per i Jaddisti che, sicuri della loro impunita' (visto che difficilmente una loro azione contro i curdi "democratici" e contro i turcomanni resterebbe impunita) avrebbero campo libero contro la Siria. Il discorso che "altrimenti scoppia la terza guerra mondiale" mi sembra ingenuo. Ci saranno comunque anni in cui i focolai di guerra nel mondotenderanno ad aumentare grazie alla benzina che ci si gettera' sopra dall'esterno. Per i siriani la terza guerra mondiale e' gia' iniziata da sei anni.

Fulvio Grimaldi ha detto...

Alex1@
Perfetto, Alex. Ahinoi.