domenica 21 gennaio 2018

SIRIA: Mission accomplished, o mission impossible? Curdi santi subito. Come al solito trattasi di farabutti.


E’ da qualche tempo che la Siria è ai margini delle cronache e analisi, salvo che per i fissati, in buona, ma più spesso in malafede, del popolo curdo santo subito. Qualsiasi costo comporti quella santificazione: pulizie etniche, distruzione di integrità nazionali, invasione e occupazione di padrini coloniali, rafforzamento ed espansione di Israele, ulteriori devastazioni, lutti, sangue. Coloro che si sentono dalla parte dell’ennesimo paese che la “comunità internazionale” (Nato, Israele, UE e Usa) sbatte al muro per cibarsi poi dei suoi frammenti, pensano che un’assidua attenzione e un irriducibile sostegno alla causa della Siria unita, laica, sovrana, multiconfessionale e multietnica, antimperialista, antisionista, progressista, non siano poi più tanto urgenti, “visto che si è vinto”. Una vittoria che, però, ad altri rischia di suonare come l’illusorio “mission accomplished” di Bush il Fesso sulla nave USS Abraham Lincoln. Come è noto, al proclama di missione compiuta seguirono, ad oggi, 17 anni di guerre e terrorismo, un genocidio strisciante di cui fanno parte, oltre ai 3 milioni di iracheni, oltre 5mila GIs americani.

Tout va bien, madame la Marquise
In effetti, a un giro d’orizzonte un po’ disinvolto il quadro potrebbe apparire discreto, sicuramente migliore di 6 anni fa, quando USraele, Turchia e principastri del Golfo disseminarono la Siria di terroristi jihadisti, rastrellati in Medioriente, Asia e tra gli immigrati in Europa (che il buonismo d’annata ritiene integrati ed assimilati), addestrati in Turchia e Giordania, riempiti di petrodollari e droghe stimolanti crocefissioni e squartamenti. Isis e Al Qaida (nelle sue varie riedizioni) cacciati da Mosul, da quasi tutto l’Iraq, da Aleppo, Raqqa e Deir Ez Zor. Assad tuttora al potere, sorretto dalle armi dei suoi patrioti ed alleati e, ancora più robustamente, dal sempre più ampio consenso del popolo. Buona parte dei 6 milioni di siriani sradicati, evacuati e rifugiati, che Soros, le Ong dei salvataggi e i volponi dell’accoglienza avevano sottratto alla difesa e ricostruzione del paese e destinato al sottolavoro sottopagato UE, sono rientrati, stanno rientrando, preparano il rientro. La questione della totale liberazione del territorio nazionale e, dunque, la ricostituzione della sua integrità e unità sarebbero state risolte una volta che i gruppi di terroristi, rintanati nelle zone di de-escalation concordate ad Astana, si sarebbero convertiti alla pacifica convivenza. Intanto i russi sarebbero riusciti a sedurre i curdi a mollare gli americani e ritirarsi in buon ordine nelle loro riserve originali, per la felicità di una Siria integra, pacificata, da avviare alla ricostruzione.

Allungando lo sguardo si traeva conforto dal fallimento di un’insurrezione in Iran che, partita dalla protesta contro la marcia indietro sul piano sociale che il “riformista” Rouhani  aveva inflitto a operai e contadini riscattati dal predecessore “conservatore” Ahmadinejad, i soliti infiltrati alla Otpor avevano tentato di colorare a stelle e strisce. La Siria avrebbe potuto continuare a valersi del sostegno del forte vicino e, accanto a esso, dei fratelli Hezbollah, cruciali sul terreno quanto i russi nell’aria.

Ma anche il quadro generale, planetario, diceva bene ai giusti e maluccio ai malvagi. Le mattane che il polentina della Casa Bianca andava combinando, o di suo, o perché sotto schiaffo del rettilario obamian-clintoniano, forte di Cia, FBI, Pentagono e della bufala Russiagate, si risolvevano in altrettante palle in buca dei suoi avversari. Per la prima volta la collaborazionista e sodomizzata dirigenza palestinese denunciava la fregatura di Oslo, quegli accordi che, per l’espansionismo genocida di Israele, avevano costituito l’ Iron Dome (sistema antimissile) contro ogni prospettiva di Stato palestinese. L’apocalisse nucleare fatta brandire a Trump contro il nanetto nordcoreano da un’industria in fregola di produzione e ammodernamento, prometteva di ridursi in zolfanello grazie al riavvicinamento delle due Coree come consacrato dall’unificazione olimpica. E perfino in Venezuela, le polveri da sparo della controrivoluzione e della  destabilizzazione Usa, prima economica, poi terroristica, poi politica, venivano bagnate da una successione di vittorie elettorali di Maduro e da una finalmente più rigorosa e coerente risposta agli sguatteri di Washington, istituzionale, sociale, finanziaria, militare.


Uno sguardo senza le lenti del trionfalismo
Tutto ciò se insistiamo a voler guardare le cose attraverso le lenti dell’ottimismo e della fiducia incondizionata a coloro dalla cui parte ci schieriamo. Togliendoci quegli occhiali e assumendo una posizione, diciamo, più laica, lo scenario rivela zone piuttosto oscure. Mentre gli israeliani sono alla centesima, più o meno, incursione su obiettivi militari e civili siriani, fatti passare per rifornimenti iraniani a Hezbollah (e anche se fosse), senza che nessuno fiati e denunci gli evidentissimi crimini di guerra dello Stato più canaglia della regione, i loro alleati più stretti dopo gli Usa, capeggiati dal golpista Capitan Fracassa di Riyad, concludono, seppure a fatica, l’eliminazione dalla faccia della Terra del popolo yemenita. Sta bene a Israele e agli Usa e anche qui non c’è nessuno che fiati o denunci crimini contro l’umanità che, tra i tanti paralleli imperialisti e colonialisti, trovano, per proporzioni tra vita e morte, quello più azzeccato nei 20 milioni di congolesi fatti fuori da re Leopoldo del Belgio.

Distogliendo le sue migliori truppe dalla linea rossa dell’Eufrate a nord-est, evidentemente subita come insuperabile da un concerto russo-statunitense (alla faccia dell’integrità territoriale), i reparti d’élite “Tigre”, Damasco ha lanciato, con successo, l’offensiva contro l’enclave turco-Al Qaida (detta qui Esercito Libero Siriano) di Idlib, nel nord-ovest: Trattasi di una delle sei zone di ”riduzione del conflitto” decise ad Astana tra turchi, iraniani, siriani e russi. Il fatto che la Siria voglia riprendersela, come è suo sacrosanto diritto/dovere, come anche che abbia dovuto rinunciare alla pur annunciata riconquista della zona a est dell’Eufrate, potrebbe anche far sospettare qualche discrepanza tra Mosca e Damasco.

Chi spara droni sui russi? Chi deve intender intenda…
Per tutta risposta all’iniziativa siriana, condotta con il sostegno dei raid aerei russi (le sfaccettature e incongruenze della situazione sono infinite), la Turchia ha inviato massicci rinforzi nella regione, già da lei presidiata insieme ai suoi mercenari jihadisti, e qualcuno è saltato con vigore addosso alle basi russe a Hmeimim e Tartus. Si è trattato di un’incursione di 13 droni, tutti abbattuti o costretti all’atterraggio, diretti dall’alto da un pattugliatore Usa “Poseidon”, in volo a portata di comunicazione elettroniche. Droni  che, composti da truciolato, intendevano dare l’aria di ordigni confezionati da dilettanti (i ”ribelli”), ma che contenevano apparecchiature ed esplosivi high-tech. Del resto i “Poseidon” Usa vengono regolarmente impiegati per dirigere i droni di Kiev contro le repubbliche popolari del Donbas e il massimo esperto e utilizzatore di droni resta la CIA.

Putin si è affrettato a far intendere a chi deve di sapere perfettamente chi avesse allestito l’operazione. Il ministro degli Esteri, Lavrov, si è spinto più in là, con accenni agli Usa. Ma il decollo dei droni è avvenuto nell’area di Idlib dove comandano soltanto i turchi. Di Erdogan, considerato formalmente tanto amico di Mosca e tanto inviso agli Usa, pur sempre alleati e padroni Nato, è buona norma fidarsi meno delle Ong quando dicono che stanno lì per salvare i rifugiati. Non è mica tanto lontano il ricordo del Sukhoi russo abbattuto dai suoi caccia.

USA: noi in Siria per sempre. Erdogan: e a me?


Nella sua multidirezionalità, il Fratello Musulmano Erdogan, dal 2011 retroterra e fornitore di mercenariato terrorista per il mai abbandonato scopo di abbattere Assad (ma anche Al Sisi) e, come programmano da Usa, Israele e Saudia, spartirsi una Siria affidata a fiduciari tribali locali, ha inviato truppe, proiettili di cannone e minacce al confine di Afrin.  Afrin è il cantone curdo nel nordovest della Siria che i curdi del Rojava sperano di riunire a sè, con il solito aiuto dei boss nordamericani.

Sembrerebbe, però, che a Erdogan, più che saltare addosso al piccolo ridotto curdo di Afrin, interessi mandare un avvertimento agli Usa. Quegli Usa che, a fronte del più volte annunciato ritiro delle truppe di Mosca, se ne sono ora usciti (Tillerson al Brookings Institute) con assoluta tracotanza dichiarando che in Siria ci stanno per restarci. Come del resto è loro costume strategico: vedi Afghanistan, Iraq, Somalia, Haiti, Honduras Guantanamo, ma anche Giappone, Germania, Italia, Kosovo….

E, allo scopo, stanno allestendo la “Border Security Force” (BSF), la forza di sicurezza per il confine, composta da 30milla uomini, ovviamente “proxies”, come chiamano i mercenari, eminentemente ascari curdi già collaudati nella pulizia etnica delle popolazioni arabo-siriane titolari del vastissimo territorio di cui l’YPG si è appropriato grazie ai bombardieri e alla Forze Speciali Usa.

Affermano, Trump e Tillerson, che la guerra contro l’Isis è vinta, onde per cui logica rende necessaria una forza militare, senza precedenti per numeri e armamenti, che garantisca la sicurezza del confine tra Siria, Turchia e Iraq. Garantisca contro chi, visto che l’Isis è sconfitta? Cosa sulla quale concorda anche Mosca, ma non Tehran e non Damasco. Che, come Mosca, sanno benissimo come stanno le cose e lo dicono anche. La sconfitta vera il jihadismo, incistato in Medioriente, Africa, Asia, in tutti i paesi che imperialismo-sionismo-Golfo intendono sconvolgere, sembra averla subita solo in Iraq, per merito di una forza nazionale militare ricostruita e, soprattutto, delle milizie popolari patriottiche scite-sunnite, anche qui con il concorso di Hezbollah e di reparti iraniani.

Isis sconfitta, o integrata?

Israele e curdi uniti nella  lotta

Quanto alla Siria, numerose e inconfutabili sono le prove video e testimoniali della collaborazione tra l’Isis, Stati Uniti e SDF, i mercenari curdi delle sedicenti Forze Democratiche Siriane che, soltanto una propagandista delle vulgate imperiali come Chiara Cruciati del “manifesto” riesce ancora a far passare per aggregato multinazionale democratico di assiri, turcomanni, arabi, circassi, vattelappesca e…curdi. Migliaia di combattenti Isis sono stati prima prelevati da Raqqa con tanto di colonne ed elicotteri Usa, per essere subito dirottati a Deir Ez Zor. Poi, in procinto di essere liberata dai siriani anche questa città, ecco un’altra operazione di salvataggio, con inserimento finale dei jihadisti nelle formazioni curde a comando usa che costituiranno i 30mila delle famose forze di sicurezza. Altri ne serviranno per accendere un po’ di fuochi dove, fallita la conquista, deve valere la strategia del caos.

Carta vince, carta perde. Quale carta? Non credo che,. al momento, sia quella data dai russi. Non credo nemmeno che sia Erdogan a dare le carte. Semmai bluffa. Con i russi, ma non troppo. Con gli Usa, ma anche contro. Contro i curdi, ma senza spingere. L’enorme territorio ora invaso dai curdi potrebbe venire buono per accogliere i curdi che un giorno o l’altro Erdogan caccerà definitivamente dalla Turchia. Del resto gli andava benissimo che i suoi curdi scappassero nel Kurdistan iracheno del socio contrabbandiere Barzani (ora felicemente svaporato, e non per merito di Turchia o Usa).

Quello che a Erdogan, il neo-ottomano torna sgradevole accettare è che la Siria venga fatta a pezzi senza che ne rimanga una fetta a lui che, pure, per tanti anni si è speso per quell’obiettivo. Obiettivo che sicuramente non ha mai abbandonato. Solo che la partita non sta volgendo a suo favore e siamo vicini a una goleada dei nemici più potenti di Assad: Usa, Israele, Sauditi e tirannelli annessi che ora, chi più chi meno. Costoro, con grande tempismo, hanno risolto di sostituire lo sputtanatissimo e irrecuperabile mercenariato Isis-Al Qaida con quello, meno sanguinario, ma moralmente ancora più miserabile, dei curdi. Così Erdogan rimane l’unico che ancora pensa di avvalersi di ascari jihadisti, da lui detti Libero Esercito Siriano, anche perché sarebbe un controsenso mettere al proprio servizio i curdi, soldataglia che va bene a americani e israeliani.


Del cinico, opportunista e inaffidabilissimo sultano si conosce la strategia, ma se ne possono prevedere a fatica le mosse tattiche, dettate magari anche dall’improvvisazione. Chi mostra ancora di credergli, e forse non ha altra scelta a dispetto dei dubbi di Tehran e Damasco (che ha promesso di abbattere aerei turchi che si affacciassero sul territorio siriano di Afrin), sono i russi. Tanto che gira la notizia che le loro forze presenti in Afrin, dove tentavano di mantenersi buoni i curdi, pensate!, avrebbero iniziato il ritiro di fronte alla pressione turca. Che per ora rimane quella, una pressione: roboanti minacce, ammassamento di truppe al confine, cannoneggiamenti e altrettanto roboanti promesse dell’YPG di fare di Afrin la tomba di tutti i turchi.

Turchia-Usa: un pezzo a me un pezzo a te.
Passiamo a conclusioni relativamente fondate. Il territorio di Afrin che i turchi minacciano di invadere non è un cantone curdo, come i ragazzi di bottega degli Usa nel “manifesto” vorrebbero far credere. La regione intorno a questa città contiene solo una minoranza di curdi, divenuta ora, con l’arrivo di 400mila profughi arabi siriani dai vari fronti, una minoranza infima. Forse Erdogan, di fronte a una presenza di migliaia di soldati Usa e alle loro ormai consolidate dieci basi, zeppe di reclute curde e Isis, si è rassegnato ad accettare un protettorato Usa su un’ampia area siriana amministrata dai curdi. In cambio non rinuncia a sua volta a una presenza turca nel nord della Siria, finalizzata, quanto quella Usa-curda, a mantenere in Siria focolai di guerre e destabilizzazione. Con circa un quarto della Siria sotto controllo permanente di due potenze votate alla distruzione di quella nazione, c’è proprio da chiedersi come si faccia a cantare vittoria. O c’è chi pensa che a tutto questo rimedieranno i russi affrontando in campo aperto sia gli uni che gli altri?

Vi sembra fuori di mano pensare che il sultano ottomano pensi di acchiappare anche Afrin che è appena a nordest di Idlib, unirla a quest’ultima provincia e assicurarsi in tal modo una vasta zona del territorio nazionale siriano, da cui continuare a lanciare sabotaggi contro Damasco?  Probabilmente confida che tra l’enorme zona araba che gli Usa hanno sottratto alla Siria a nordest e affidato alle istituzioni di proconsoli curdi e l’area Afrin-Idlib sotto controllo turco e presidiata dai surrogati jihadisti, a un passo da Aleppo, si possa addivenire a una composizione, benedetta dalla comune alleanza Nato e dal comune intento di liquidare Assad e squartare la Siria tra se stessi e proconsoli vari. Come progettato dagli Usa fin dagli anni’50 e come pianificato da Israele nel Piano Yinon del 1982. Insomma, tu, Usa, ti assicuri una fetta di Siria a cavallo del confine iracheno, che contiene i più ricchi giacimenti di petrolio e tieni sotto controllo i curdi e io, Turchia, mi prendo l’altra fetta. Insieme strappiamo al detestato arco scita il ponte Siria-Libano-Iran e magari anche un buon tratto della nuova via della seta cinese.

Saremo a una specie di Corea spaccata in due dopo il 1952, o, meglio, a una Germania del dopoguerra: State ora entrando nella zona americana… britannica… francese… russa…” Siria divisa est”., come volevasi fare.

Il rispettabilissimo ministro degli esteri russo, Lavrov, ha esternato il sospetto che nelle zone di cui abbiamo trattato si vogliano istituire delle autorità autonome dal governo centrale e che ciò farebbe pensare a una spartizione della Siria. Si direbbe vagamente scaturito. O forse no, visto che Mosca è stata la prima a parlare, l’anno scorso, di Siria federata. Riseppellendo poi tale concetto di fronte alle vivissime rimostranze di Damasco e Tehran. Che sanno bene di cosa parlano. Forse a Mosca si sono detti: un altro Afghanistan, un altro pantano? Magari è meglio accordarsi ognuno sui propri interessi e sulle proprie basi.

Vogliamo parlare di vittoria? Insistiamo pure, ma limitiamoci ad attribuirla al fatto che un popolo, nonostante sia stato maciullato, deportato e attirato lontano dai cialtroni dell’”accoglienza”, resta in piedi, unito e combattivo e che Bashar el Assad, il migliore governante del Medioriente e uno dei migliori del pianeta, stia ancora al suo posto. Chissà, forse a dispetto delle Grandi Manovre dei Grandi, i siriani rimasti sotto il gioco dei suoi nemici e dei relativi burattini, non ci vorranno stare. Chissà ,forse il caos sotto ai piedi degli invasori riuscirà meglio che quello sotto il palazzo di Assad.


Resta solo da dire che, tra tutti gli attori in scena, quello che “il manifesto”, in perfetta unanimità con i carnefici imperialisti, ha esaltato come “forza democratica, partecipativa, pluralista, femminista, ecologica”, cioè i curdi dell’invasione del cosiddetto Rojava, impegnati a sostituire a un paese moderno, laico, emancipato, progressista, libero, un cadavere sminuzzato, affidato a quanto di più necrofago e reazionario esiste al mondo, rappresentano la presenza più abietta e sporca..










22 commenti:

alex1 ha detto...

Proprio adesso sul telegiornale TG3 c'era un intervista ad una attivista dei centri (postfemministi) che insisteva che "le situazione di abusi e molestie sulle donne sono tantissime" diceva lei, che si rammaricava perche' "le donne che hanno il coraggio di denunciare sono ancora troppo poche". Intanto a Cassino un uomo si e' suicidato dopo che sulla base di un tema dato alla figlia titolo del tipo "racconta a tua madre qualche cosa che non hai mai avuto il coraggio di dire" (che mi sbagliero', ma si sa di un subdolo invito alla delazione) sarebbero emerse delle molestie di questo uomo verso la propria figlia. Nessuno vorra' adesso stabilire se l'uomo era veramente colpevole e se poteva essere aiutato, visto che dicono fosse anche dedito al gioco d'azzardo. L'intervista e la drammatica storia mi sembrano legate da un filo sottile condotto dall'informazione che sguazza nelle storie di molestie per scatenare una guerra fra i sessi, come ben descritto nel post precedente. Una guerra fatta anche di sospetti, di vendette, di campagne per inasprire le leggi "securitarie" tanto per incentivare le denunce come alcune associazioni postfemministe vogliono ardentemente.

Fulvio Grimaldi ha detto...

Alex1@
Hai perfettamente ragione e la esprimi anche molto bene. Questa campagna delle molestie è un'altra chiavica mondialista, come quelle sul bullismo, sul risorgente fascismo, sui migranti,sulla sicurezza, sulle fake news....

Anonimo ha detto...

Povera Siria, i moloch assetati di carne e sangue non molleranno MAI la presa. Onore al popolo siriano, onore ad Assad e ai suoi soldati, che hanno difeso sino allo stremo quel grande paese dai predatori criminali occidentali e dalle loro soldataglie infami e sataniche. In Siria, prima della differenza etnica o religiosa, fra i cittadini, esiste l'essere siriani, ovvero, l'orgoglio di appartenere a quel popolo e a quella nazione. Al di là di qualsiasi divergenza di credo politico o religioso. Se ai siriani non fossero andati a genio Assad e il suo governo, in meno di un mese, li avrebbero rovesciati loro e senza interventi esterni di nessun genere. Altrochè rivoluzioni colorate.

Max

alex1 ha detto...

Come previsto il titolo del tema non era casuale. Daje e daje qualcosa viene fuori da parte di quakcuno, con il sistema della pesca a strascico. E poi invece che parlarne con psicologi per capire meglio, si sbatta il mostro in prima pagina.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/23/cassino-14enne-in-un-tema-accusa-di-molestie-padre-poi-suicida-il-preside-quella-traccia-non-era-casuale/4109635/

alex1 ha detto...

Stando a casa per influenza ho occasione di leggere un po' di post in giro. Mi sorprende, ma non troppo che il buon Fusaro scriva un articolo contro il '68, contestando al movimento di allora di non aver lottato contro il capitalismo come sistema, ma solo "contro la classe borghese" (come se fossero separabili) ed abbia lo ridotto ad un movimento poco piu' che edonista individualista.
Cosi' oltre ai vari tromboni che ci dicono che tutto quello che oggi non funziona "e' colpa del '68" e "dei sindacati" (e ne sento ancora in giro di queste opinioni) adesso anche questo giovane intellettuale mette alla berlina l'unico periodo della storia occidentale dal dopoguerra in poi nel quale si sono prodotte istanze progressiste, sia pure con alcune contraddizioni, e si e' ridistribuito leggermente il profitto verso la classe lavoratrice.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/23/il-sessantotto-lanno-piu-sciagurato-della-storia-recente/4109922/

Fulvio Grimaldi ha detto...

Alex 1@
Il giovane Fusaro, del quale peraltro condivido molte idee e posizioni, è nato troppo tardi e si è nutrito di vulgate padronali o trotzkiste sul '68. Deve avere in mente Rostagno, gli indiani metropolitani, i quattro hippy nostrani. Quanto al profitto "distribuito leggermente" e una tua sottovalutazione pesante. I rapporti padrone-lavoratore, studente-scuola, figli-genitori cambiarono radicalmente e la redistribuzione sia materiale che dei diritti e dei rapporti di forza fu radicale. Anche se non durò.
Auguri per una pronta guarigione

Salvatore Penzone ha detto...

Si, la situazione è complessa e la vittoria sui terroristi non basta. Gli USA si sono ritirati lasciando campo libero all’esercito turco il ché fa supporre che dietro ci sia un cambio di strategia che vede l’abbandono dei curdi e il puntare di nuovo sull’alleato, membro della NATO, per il piano di balcanizzazione. Il sostegno americano dei curdi aveva lo scopo di sostituire l’Isis con un nuovo soggetto capace di realizzare l’occupazione del suolo siriano per dare seguito al piano del “Grande Medioriente allargato” ma aveva portato Erdogan nell’orbita russa, da qui la necessità di abbandonarli. È un gioco complesso che Putin finora è riuscito a gestire nell’interesse di Assad e dell’Iran. Ora però, se è vero che la Turchia è stata di nuovo cooptata, quella a cui assistiamo si rivela essere una vera e propria invasione del suolo siriano con lo scopo di restarvi, il ché costringerà la Russia a riformulare quantomeno la strategia diplomatica dato che prendere delle contromisure sul piano militare contro la Turchia vorrebbe dire dare il destro alla NATO. È vero che la vittoria sull’Isis, come fa notare il lettore di un altro blog, sembra essere una vittoria di Pirro perché se è così sarà difficile tenere a bada l’espansionismo turco/statunitense.

alex1 ha detto...

Grazie per gli auguri,penso che sia come dici tu su di uno dei pochi veri pensatori, giovane per fortuna (servono anche i giovani) che sa andare in direzione "ostinata e contraria" rispetto al trend del politically correct odierno. Avra' tempo per ripensarci.

Salvatore Penzone ha detto...

Le posizioni di Fusaro fanno riferimento ai lavori di Costanzo Preve riconosciuto come suo maestro.
Quì una formulazione del suo punto di vista in merito alla natura della sinistra italiana e alle modalità che l'hanno vista praticare un certo trasformismo sotto la spinta di interessi propri del capitalismo.
ANCORA SUI PROBLEMI POLITICO-STORIOGRAFICI SUL NESSO 1968-1969 E SULL’ANTIFASCISMO COME UNICA TEORIA POLITICA. RISPOSTA A DIEGO GIACHETTI

Salvatore Penzone ha detto...

https://forum.termometropolitico.it/44692-diego-giachetti-costanzo-preve.html

alex1 ha detto...

Per quel poco che mi sembra di capire i Curdi del YPG sono avanzati ben oltre quelli che erano i territori che sarebbero stati lasciati dagli altri assalitori come bottino di guerra.Osannati come eroi e martiri che difendono "la loro terra" (secondo l'approccio dei vari TG La7 e vari) sono l'arma piu' affidabile per l'imperialismo occidentale sionista per portare a compimento il piano di frantumazione degli stati arabi in piccoli sultanati e contee progetto finora fermato solo dall'accanita resistenza dei siriani e dei loro alleati libanesi. la Turchia si vede "tradita" da questo aperto assecondare dell'espansionismo militare curdo che potrebbe portare tutti i suoi confini meridionali controllati da milizie da anni in conflitto e che potrebbero riattizzare la questione dei curdi turchi (salvo improbabili scambi di territori) e quindi cerca di alzare la posta ("o con la Turchia o con i curdi") e vuole ritagliarsi una "fascia di sicurezza" in territorio siriano. La Russia gioca di basso profilo, anche perche' c'e' l'importante accordo sul Turkish Stream che le sarebbe utilissimo per bypassare la bellicosa Ucraina, e prevedo che al momento poco fara' purche' le vengano assicurate le basi in territorio siriano e che il rischio di una Siria in mano ai jihaddisti sia tenuto sotto controllo. E che la Repubblica Siriana non collassi rovinosamente. Ma per il resto mi sembra la tattica dell'aspetta e spera. I colloqui di Astana e le zone di demilitarizzazione per la riconciliazione mi sembrano un lontano ricordo.

Alex1 ha detto...

A proposito del' 68 e dei rapporti scuola studente, mi ricordo ancora che ai tempi del liceo c'era "l'ora di collettivo di classe".Si era negli anni 80 e si utilizzava questa ora per discutere con i rappresentanti di classe di varie questioni aperte. Si era gia' in riflusso e le questioni riguardavano aspetti contingenti, come la palestra (mai usufruibile) per l'educazione fisica, i provvedimenti disciplinari, le giustificazioni delle assenze e la gita scolastica. I temi politici erano un po' meno sentiti ma non avremmo mai rinunciato a quell'ora di confronto. Mi chiedo se oggi esiste ancora questa possibilita' e se esiste ancora la rappresentanza studentesca nei consigli d'istituti.

Mauritius ha detto...

qualcuno mi spiega perché la Russia stupidamente lascia la Siria smembrata e non risponde mai alle aggressioni militari israeliane e made in USA? Ma si comportassero da oppositori di quelle forze! Sostengono Erdogan? Erdogan schiaccia qualsiasi virgulto di democrazia e unica ossessione sua è distruggere i curdi....altro che andare via dalla Siria! Se la Russia e la Cina avessero un poco di serietà anche militare oltre che economica ...inizierebbero a bombardare basi Usa, Israele e Arabia Saudita nei modi furbi che questi criminali hanno fatto per decenni....bombardare gli altri con cortine di falsa informazione a tonnellate che distraggono dalle responsabilità....Israele ha fatto operazioni militari che violano qualsiasi legge internazionale, perché la fa sempre franca? Arabia Saudita è il creatore assieme agli altri due del terrorismo islamico che non ha molto di islamico ...mai nessuno che distrugge qualche interesse materiale dell'Arabia Saudita
per non parlare degli Usa che ha ucciso e attaccato forze militari russe legittimamente autorizzate dalla Siria per stare sul suo suolo
perché Mosca deve sempre inginocchiarsi agli Usa e ad Israele che gli sputano in faccia sempre???
Russia e Cina stanno mostrando quanto sono NANI militari e politici nel mondo
mostrare i muscoli non è saggezza, certo
ma se ti aggrediscono e non rispondi, gli aggressori pensano sempre che potranno ripetersi
...e Russia e Cina sono aggrediti ovunque dai soliti noti

Andrea Sintoni ha detto...

Tutto questo livore nei confronti di Trotsky non riesco a capirlo..ma insomma che doveva fare?si è fatto un culo tanto così per tutta la vita..ha creduto e lottato per le proprie idee fino all'ultimo giorno..ha avuto un solo scopo nella vita.. l'emancipazione dei poveri e degli oppressi..quasi nulla di ciò che ha detto o scritto si è rivelato sbagliato tanto che, guardando come è messa l'umanità, sembra scritto l'altro giorno..e non mi sembra che Stalin e lo stalinismo abbiano fatto qualcosa di simile..se non di godere fino a sfasciare tutto, dell'onda lunga della rivoluzione d'ottobre..di cui come ben saprai Trotsky è stato protagonista assoluto.. niente polemica..ma è un po'che ci dai dentro su Trotsky e non ne capisco il motivo.. Andrea da Predappio

Fulvio Grimaldi ha detto...

Andrea Sintoni@
Errore, Andrea, non Trotzky, poveretto. Ma quello che ne hanno fatto i trotzkisti, pervertendolo. Portatori d'acqua dell'imperialismo, in tutte le guerre, e grandi pipparoli.

Andrea Sintoni ha detto...

Boh.. vabbè.. avrai i tuoi buoni motivi per dirlo..ma non potrai negare che stalinisti o ex tali han fatto do mooolto peggio..per non parlare poi del capobranco..a cui,e qui un po' polemizzo,a volte lisci un po'troppo il pelo.. correggimi se sbaglio..ma è giusto per mettere i puntini sulle i..il tuo lavoro è preziosissimo..e lo rimane anche se dietro il letto hai il ritratto di LUI.. (sono romagnolo ne ho visti una marea.. anche sopra il letto)

Fulvio Grimaldi ha detto...

andrea sintoni@
Calma e gesso, amico. Cosa intendi con i bei termini di capobranco e di "lui". Chi cazzo è lui? E che ne sai cosa ho appeso sul letto? Peggio dei trotzkisti che hanno appoggiato lo squartamento della Jugoslavia, della Libia, dell'Iraq, del Venezuela, della Siria, non c'è niente, se non coloro che i trotzkisti hanno così sostenuto. Comunque passo e chiudo.

Andrea Sintoni ha detto...

Ho sbagliato il congiuntivo..lui è Stalin e la maggior parte dei suoi ritratti era dietro la scrivania dei capi cooperativa.. ricordo di averti visto e sentito la prima volta dal vivo in un incontro organizzato dal pcl..e si era ai tempi dell'invasione dell' Iraq..non siamo tutti fatti con lo stampino..un abbraccio

alex1 ha detto...

Scusate se ritorno sulla questione Regeni. Anche l'ADI cavalca la campagna antiegiziana di Amnesty per Regeni martire di Al Sisi "tiranno". Ma va ben oltre la pretesa di verità (possibilmente di una verità che vada in una certa direzione). Si pretende di dettare le linee di politica estera. Affermando anche che "non si può morire facendo ricerca". Uno strano concetto di fare ricerca cercando di finanziare non ben precisati progetti con il "capo dei sindacati degli ambulanti". Ed uno strano concetto di "quieto vivere" quello del complesso sistema di relazioni internazionali. Leggete e giudicate un po' voi.

Invito ADI per commemorazione Giulio Regeni
RISPONDIRISPONDI A TUTTIINOLTRA
Contrassegna come già letto

ADI Roma
lun 22/01/2018 23.18
A:
ADI Roma ;
1 allegato
Roma.jpg

Cari colleghi,

il 25 gennaio 2018 ricorre il secondo anniversario della scomparsa di
Giulio Regeni. Quest'anno l’ADI, Associazione dottorandi e Dottori di
ricerca Italiani, promuove insieme ad Amnesty International una
fiaccolata per rompere l’assordante silenzio che ancora aleggia su
questa tragedia. Non una semplice manifestazione, ma un momento di
vicinanza alla famiglia e una netta presa di posizione contro il
lassismo delle nostre istituzioni.

A due anni di distanza, il 25 gennaio scenderemo in piazza per chiedere
ancora verità e giustizia per Giulio, perché al contrario del nostro
governo non vogliamo essere succubi dei legami commerciali e del “quieto
vivere” internazionale. Al contrario di Angelino Alfano, non riteniamo
Al Sisi un “interlocutore appassionato nella ricerca della verità”, ma
un tiranno che reprime e perseguita chiunque provi a ribellarsi ai
soprusi perpetrati dal regime militare.

Il 25 saremo nelle strade perché non si può morire facendo ricerca.
Perché ciò che è successo a Giulio poteva capitare a ciascuno di noi.

Se volete approfondire la storia della ricerca di verità e giustizia
condotta in questi due anni, che ADI ha sostenuto ogni giorno, potete
visitare il nostro sito, a questo link:
https://dottorato.it/search/node/regeni.

Speriamo di vedervi numerosi alla fiaccolata che si terrà giovedì 25
gennaio alle ore 18.45 in piazza di Montecitorio.
Qui l'evento Facebook, su cui potrete leggere gli aggiornamenti in tempo
reale:
https://www.facebook.com/events/140512103293420/

Un caro saluto.

A nome del Comitato Esecutivo di ADI Roma,
Sara Pilia
Coordinatrice ADI Roma

Anonimo ha detto...

Fulvio ha scritto:
"Questa campagna delle molestie è un'altra chiavica mondialista, come quelle sul bullismo, sul risorgente fascismo, sui migranti,sulla sicurezza, sulle fake news...."
Il risorgente fascismo non mi sembra affatto una "invenzione mondialista", è invece una realtà che si va diffondendo in tutto l'Occidente, in forme e modi ovviamente diversi ma che hanno una diretta filiazione col nazifascismo. Il fascismo pullula e prolifera nei social network dove i soggetti più allucinati ripropongono ossessivamente e sfrontatamente la più vergognosa propaganda dell'epoca: la congiura demoplutocratica ebraico bolscevica (Usa, Urss, UK) contro le virtuose e pacifiche nazioni "proletarie" ecc...
Dette una volta, queste cose fanno sorridere, ma ripetute migliaia di volte mi fanno pensare che ci sia una trama mossa dall'alto. Sappiamo che il nazismo prese piede a seguito delle politiche deflattive di Bruning che crearono in Germania disoccupazione e stagnazione spingendo le classi medie nelle braccia di Hitler. Che poi fascismo e nazismo siano sfuggiti di mano ai loro padrini portando il mondo alla catastrofe è un altro discorso, che avvalora comunque la superiorità politica e morale dell'Unione Sovietica, unica potenza pulita in quell'epoca. Oggi quella storia in parte si ripete: nella Grecia sbranata dagli avvoltoi di Bruxelles è il nazismo (Alba dorata) che avanza, sembra la Germania di Weimar...In Ucraina i nazisti sono al potere sotto gli sguardi compiaciuti di Eu/Usa, nei paesi baltici si innalzano monumenti ai capi collaborazionisti della seconda guerra mondiale. Per ora il nazifascismo lambisce i nostri confini, ma domani potrebbe sommergerci: i tempi di lievitazione del fenomeno sono rapidissimi (la storia ce lo insegna)
Guai quindi ad abbassare la guardia nei confronti del fascismo, pensando magari che il nemico principale oggi è il "mondialismo",la "globalizzazione" ecc. Il nemico è come sempre l'imperialismo che è sempre uno e uno solo: quello occidentale oggi unificato a guida Usa, lo dico per le anime belle (o sporche) che magari farneticano di "imperialismo cinese". L'imperialismo porta nel grembo il fascismo, il jhadismo islamico, il razzismo. Certo che a casa loro in Usa e UK o Israele non hanno bisogno del fascismo, ma nel resto del mondo sì e l'Italia ne fa parte!
LUCIANO

Fulvio Grimaldi ha detto...

anonimo@
Imperialismo, neocolonialismo, globalizzazione, sono la forma nuova adottata dalle élites dopo l'esperimento fascista. E' un ultrafascismo, un tecno-bio-psicofascismo e i rigurgiti di un nazifascismo tanto grottesco quanto obsoleto sono istigati e coltivati appunto per far credere ai gonzi che il pericolo vero stia lì e distrarli dal nemico vero.

Anonimo ha detto...

quindi io, che da sempre sono ad un tempo antiimperialista e antifascista, sarei un gonzo? andiamo bene..grazie!
LUCIANO